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27 Ottobre 2008

Analisi tridimensionale nello studio della biomeccanica restaurativa e della biomimetica implanto-protesica

di R. Sorrentino, D. Apicella, A. Apicella, M. Ferrari, E. Gherlone


L’analisi agli elementi finiti (FEA) è stata sviluppata nel 1943 da Courant, che utilizzò un’analisi numerica per ottenere risultati approssimativi in problemi riguardanti l’acustica.
Successivamente, nel 1956, Turner et al. fornirono una definizione più ampia di tale analisi numerica, pubblicando un articolo inerente alla rigidità e alla flessione delle strutture complesse.
Negli anni ’70, l’impiego della FEA richiedeva elaboratori computerizzati estremamente complessi e costosi e, pertanto, il suo impiego era limitato per lo più all’industria automobilistica, aeronautica, aerospaziale e nucleare. Nel corso degli anni, invece, la riduzione dei costi di elaborazione, unitamente all’accresciuta capacità di calcolo dei processori, ha permesso un’ampia diffusione della FEA che consente ormai di ottenere risultati estremamente precisi simulando le più svariate proprietà dei materiali. In ambito biomedico, la FEA ha trovato vasto impiego nelle branche più disparate: dall’ortopedia, per lo studio della resistenza delle ossa, all’angiologia, per le analisi emodinamiche, fino, più di recente, alla biologia molecolare.



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