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15 Ottobre 2006

Associazione tra aterosclerosi carotidea e malattia parodontale

di Debora Bellinzani


Le conoscenze riguardo al legame tra la malattia parodontale e il funzionamento del sistema cardiocircolatorio diventano sempre più numerose: un gruppo di ricercatori austriaci le ha recentemente arricchite con la prova che la presenza di questa patologia del cavo orale è strettamente associata al progredire dell’aterosclerosi carotidea.

“Siamo partiti dal presupposto che i fattori di rischio dell’aterosclerosi carotidea riconosciuti e convenzionalmente considerati, come per esempio l’età, l’uso di tabacco e la presenza di diabete, rendono conto dello sviluppo e della progressione della patologia per una misura stimata attorno solo al 50 per cento” afferma Martin Shillinger, ricercatore presso la Divisione di angiologia della Scuola di medicina dell’Università di Vienna, in Austria. “Ci siamo così dedicati allo studio di altri fattori che, come la presenza di un processo infiammatorio nel cavo orale, lasciassero ipotizzare un legame con l’aterosclerosi carotidea.”

Lo studio, che ha coinvolto 411 pazienti reclutati da una più ampia ricerca sull’aterosclerosi, è stato pubblicato dalla rivista Stroke. “A sette mesi e mezzo dall’inizio dell’indagine 48 soggetti, ossia l’11,7 per cento del campione, hanno mostrato segnali di progressione dell’aterosclerosi carotidea da cui erano affetti. Questa progressione, a sua volta, si è mostrata indipendente rispetto ai fattori di rischio tradizionalmente considerati, e invece strettamente legata allo stato di salute del cavo orale dei pazienti” spiega il ricercatore; “in particolare la presenza di infiammazione e di malattia parodontale e una trascurata igiene orale sono elementi correlati alla patologia vascolare”. La relazione era stata messa in evidenza qualche mese fa anche da uno studio condotto su una popolazione più limitata e presentato lo scorso luglio al congresso dell’International Association for Dental Research tenutosi a Brisbane, in Australia. Realizzata da ricercatori della University of California di Los Angeles (USA), la ricerca aveva paragonato 18 pazienti con ostruzioni dell’arteria carotidea ad altrettanti individui che non erano affetti dalla patologia, e aveva evidenziato che i pazienti con ateromi nei vasi sanguigni presentavano contemporaneamente anche il maggior numero di disturbi del cavo orale. “Disturbi dentali non trattati mostrano di essere in grado di accelerare il processo aterosclerotico e aumentare il rischio di infarto” avevano concluso i ricercatori; “è dunque importante che questo tipo di pazienti si sottopongano a visite odontoiatriche regolari e frequenti perché l’odontoiatra possa di volta in volta curare e rimuovere le fonti di infezione”.

GdO 2006; 14

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