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30 Aprile 2009

Innesto gengivale libero: tecnica chirurgica

di M. Dri, F. Forni, M. Orlandi, F. Germano, C. Arcuri


La tecnica dell’autoinnesto gengivale libero (FGG) è stata inizialmente descritta da Bjorn nel 1963 e King e Pennel nel 1964 per aumentare la gengiva aderente e la profondità del fornice; Nabers nel 1966 ha descritto la procedura di vestiboloplastica e di ricopertura radicolare e Hattler nel 1967 fu il primo ad utilizzare gengiva cheratinizzata proveniente dalla papilla interdentale per coprire una superficie radicolare esposta. Haggerty utilizzò gli autoinnesti gengivali liberi per incrementare la gengiva aderente di elementi dentari con corona fusa. In seguito tale metodica fu diffusa da Sullivan e Atkins (1968) che ne descrissero le indicazioni, i principi e gli aspetti biologici della guarigione. La procedura fu ulteriormente raffinata da Sugarman (1969) e Staffileno e Levy (1969). Harvey nel 1970 e Bernimoulin proposero di combinarla ad un lembo a riposizionamento coronale secondo una tecnica suddivisa in due fasi. Nel 1975 la tecnica fu estesa al trattamento delle recessioni multiple da Livingston. Nel 1978 James e McFall, Caffesse et al. valutarono il posizionamento dell’innesto direttamente sul tessuto osseo. Negli anni ’80 Miller dimostrò che era possibile coprire recessioni multiple e profonde con un’ottima prognosi. Le indicazioni per l'utilizzazione di tale tecnica sono: 1) aumento dell'ampiezza della gengiva aderente; 2) ricopertura radicolare; 3) aumento della cresta; 4) approfondimento del fornice; 5) rimozione del frenulo e dell'inserzione anomala.



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