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24 Gennaio 2017

Tubercolosi: rappresenta un rischio per i dentisti, per il personale ausiliario e per i pazienti?

di Prof. Massimo Gagliani


Le trasformazioni demografiche e i flussi migratori hanno riportato alla ribalta la Tubercolosi, forse la più antica delle malattie settiche di cui soffre l'umanità; essa, soprattutto nelle civiltà occidentali evolute può essere considerata debellata ma nei paesi ad alta concentrazione di popolazione, con condizioni igieniche disagiate come si riscontra in Asia e in Africa, essa rappresenta tutt'oggi un elemento importante nel quadro delle malattie che mettono a rischio la vita delle persone.

Va detto che il Mycobacterium tubercolosis si trasmette per via aerea soprattutto quando la malattia è attiva, ovvero quando esista nel portatore un focolaio polmonare attivo dal cui escreato in varie forma emergono i batteri; essi possono rimanere sospesi nell'aria per ore in micro-aggregati e sopravvivere in tutti quegli ambienti ove le minime condizioni di igiene non vengano rispettate.

Sulla scorta di queste affermazioni preliminari si può facilmente evincere che la diffusione in ambienti sanitari che rispettino le norme igieniche più elementari sia molto poco probabile; tuttavia, alcuni consigli paiono essere utili.

Esaminando la letteratura a riguardo - che si è focalizzata su 13 studi sul rischio occupazionale e su 9 studi riguardanti la trasmissione tra pazienti - emerge un dato significativo: gran parte degli studi presi in esame dall'articolo testimoniano il fatto che solo in condizioni di sorveglianza igienica minimalmente non idonea si evidenzino rischi di contrarre la tubercolosi.

In sostanza la trasmissione verso i pazienti sarebbe pressoché impossibile in ambienti sanitari ove si mettano in atto sistematiche di disinfezione e di arieggiamento dei locali già da tempo codificate; a questo si deve aggiungere il fatto che il tempo di esposizione all'agente patogeno giochi un ruolo non secondario nell'insorgenza della malattia.

Un tema più interessante potrebbe essere quello legato al rischio occupazionale; l'indossare in modo costante guanti e mascherine metterebbe, per se, già al riparo dal rischio di contagio. Bisogna infine aggiungere che la documentazione delle tubercolosi contratte durante il servizio ambulatoriale odontoiatrico risalgono agli anni novanta quando lo scrupolo nell'usare questi presidi non era così elevato.

In relazione a ciò e alla sporadicità dei casi, una forte evidenza sulla quantificazione del rischio non appare certa; è vero, tuttavia, anche il contrario, la mancanza di queste sicurezze risiede nel fatto che le norme di igiene e profilassi adottate nel corso degli anni si sono via via consolidate, diminuendo drasticamente ogni forma possibile di trasmissione del bacillo.

Prof. Massimo Gagliani, Direttore Scientifico area odontoiatria EDRA


Per approfondire:

Tuberculosis: Occupational risk among dental healthcare workers and risk for infection among dental patients. A meta-narrative review. autore prof. Stefano Petti. Journal of Dentistry 49 (2016) 1-8

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