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15 Febbraio 2007

I bambini e la paura del dentista

di Rosanna Feroldi


Il primo incontro con l’odontoiatra può condizionare la salute dentale non soltanto nell’infanzia, ma anche nell’età adulta. “La ‘paura dentale’, nella stragrande maggioranza dei casi, origina da un trauma psicologico precoce, derivante da un’esperienza effettivamente dolorosa o vissuta come tale, che non ha permesso lo sviluppo di un buon rapporto con il dentista possibile fin dalla tenera età (Holst A et al., 1993; Ramos-Jorge ML et al., 2006) - spiega Vincenza Birardi, responsabile di Odontoiatria infantile, presso il Servizio di Odontoiatria diretto dal professor Enrico Gherlone, dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano.
“In tutti i casi – sottolinea la dottoressa Birardi - serve un maggior impegno comunicativo e un approccio più rassicurante, sin dalla prima visita, dal momento che diversi studi hanno dimostrato che la ‘paura dentale’ nasce in misura statisticamente significativa soprattutto nel corso della prima visita, benché spesso essa sia essenzialmente conoscitiva e non comporti vere e proprie azioni terapeutiche. E’ importante instaurare un rapporto sereno e una collaborazione attiva tanto con i genitori quanto con il piccolo paziente”
Le tecniche utilizzabili per affrontare i piccoli pazienti sono molte e, alcune di esse, semplici. Una strategia, per esempio, prende il nome di ‘tell-show-do’: si tratta di illustrare tutte le fasi dell’intervento da compiere fare prendere contatto con gli strumenti impiegati, illustrandone il funzionamento. Ma se non si dimostrano interessati, meglio evitare troppe spiegazioni nelle sedute successive, spostando invece l’attenzione su altri argomenti a loro familiari e graditi.
In ogni caso, all’azione diretta sulla bocca si deve arrivare per gradi, iniziando a stabilire un contatto fisico in una zona diversa e lontana e avvicinandosi progressivamente al punto d’interesse. Una sequenza esemplificativa può essere “dito-orecchio-mento-labbro”.
La tecnica della distrazione, invece, non dovrebbe mai essere assoluta, perché soltanto la consapevolezza dell’esperienza che sta vivendo consente al bambino di elaborarla e superare le paure iniziali.
Una modalità più incisiva è quella della “presenza/assenza” del genitore, che gioca sui rapporti di forza e autorità tra bambino e genitori e tra questi e il dentista. “Si tratta - precisa Vincenza Birardi - di aumentare o ridurre la vicinanza della madre o del padre alla poltrona in relazione al grado di collaborazione del bambino alle cure.”
Purtroppo esistono anche situazioni in cui è indispensabile effettuare un intervento urgente su bambini assolutamente non collaboranti. In questi casi, si hanno a disposizione strategie di controllo più radicali, che andrebbero però usate con molta parsimonia. Una di queste, soltanto apparentemente semplice e innocua, è quella della ‘hand over mouth’ (mano sulla bocca), che consente di attenuare una crisi di pianto in pochi secondi perché il bambino, da un lato, viene sorpreso dal gesto inatteso del medico e, dall’altro, ha difficoltà a respirare. Oltre a sincerarsi per tempo che non sia raffreddato, però, è importante essere certi che il bambino sia a livello di sviluppo cognitivo ed emozionale adeguato all’età.

GdO 2007; 2

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