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30 Gennaio 2008

Mamma, mi porti dal dentista?

di Debora Bellinzani


Un nuovo studio prova che è possibile “migliorare” i ricordi che i bambini hanno del trattamento odontoiatrico.
Un aiuto concreto per limitare la paura che molti bambini hanno nei confronti dei trattamenti odontoiatrici può arrivare dalla psicologia: un gruppo di ricercatori statunitensi ha infatti messo a punto un metodo che serve a “ristrutturare” le memorie negative dei piccoli, e a farli tornare più volentieri nello studio del dentista. Gli esperimenti finora condotti hanno dato loro ragione: con un intervento verbale all’inizio del trattamento è possibile aiutare il bambino a minimizzare la memoria della paura e del dolore legati a una visita precedente e a costruire così un ricordo migliore che resisterà nel tempo.
“Gli studi sui ricordi dei testimoni nei processi giudiziari hanno provato che la memoria, e in particolare la memoria dei bambini, può essere per così dire ‘manipolata’ se al soggetto si forniscono determinate suggestioni” sostiene Jacqueline Pickrell, ricercatrice presso il Dipartimento di salute pubblica odontoiatrica e presso la Dental Fears Research Clinic della University of Washington di Seattle, negli Stati Uniti; “questo dato, unito alla tendenza naturale a cancellare i ricordi negativi, può costituire la base per interventi che aiutino nella quotidianità ad affrontare situazioni di cui i bambini hanno paura”.

Lavorando su questi elementi i ricercatori hanno realizzato uno schema di intervento che hanno poi sperimentato su 24 pazienti di età compresa tra 6 e 9 anni, i quali sono stati trattati in una clinica odontoiatrica per due volte successive a distanza di due settimane l’una dall’altra. “Il primo elemento con cui siamo intervenuti sulla memoria dei bambini è stato di tipo visivo: durante il primo appuntamento abbiamo scattato una foto ai piccoli chiedendo loro di sorridere, e all’inizio del secondo incontro l’abbiamo mostrata e commentata, dicendo ai bambini quanto apparivano felici la volta precedente. “Il secondo elemento ha riguardato la verbalizzazione dell’esperienza: abbiamo chiesto ai bambini di dire a loro genitori quanto erano stati bravi la volta precedente, e abbiamo simulato una conversazione con il genitore spronando il bambino a raccontare comportamenti positivi, anche nei casi in cui non coincidevano con quanto era realmente accaduto”.
Lo studio, pubblicato dalla rivista International Journal of Paediatric Dentistry, ha poi previsto due fasi che stimolassero il senso di soddisfazione dei bambini nei confronti del proprio comportamento. “Il passo successivo è stato quello di fornire ai piccoli esempi concreti di azioni di cui essere orgogliosi: il fatto di essere stati capaci di rimanere sdraiati, di avere tenuto le braccia lungo i fianchi e la bocca aperta a lungo; questo ha fornito loro elementi concreti su cui modellare il ricordo positivo”. 

“Sfruttando la natura ‘ricostruttiva’ della memoria, è possibile realizzare un intervento semplice, facilmente riproducibile, che può essere in parte effettuato anche dagli stessi genitori e che ha mostrato la sua efficacia nel corso della ricerca”.

GdO 2008; 2

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