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27 Marzo 2009

Ho paura anche... dell'igienista dentale

di Debora Bellinzani


È possibile che i pazienti abbiano paura anche dello scaling? La risposta, secondo una ricerca recente realizzata in Turchia, è sì: non la maggior parte dei pazienti, naturalmente, ma alcuni provano sicuramente ansia e dolore nel sottoporsi a uno dei trattamenti odontoiatrici considerati tra i più “innocui”.
Allora può essere utile all’odontoiatra e all’igienista sapere quali categorie di pazienti più probabilmente provano ansia o dolore per poter adottare, laddove possibile, un atteggiamento attento e particolarmente rassicurante nei loro confronti. “La nostra ricerca ha avuto proprio l’obiettivo di individuare i pazienti più sensibili allo scaling per poterli in qualche modo ‘segnalare’ ai professionisti” sostiene Esra Guzeldemir, ricercatrice presso il Dipartimento di parodontologia dell’Università Baskent di Ankara, in Turchia; “per questo motivo abbiamo cercato di eliminare qualsiasi fattore che potesse rendere un trattamento diverso dall’altro, come per esempio la maggiore o minore delicatezza dell’igienista, sottoponendo tutti i volontari a un trattamento svolto nella medesima stanza insonorizzata, sulla stessa poltrona e con il medesimo professionista”.
I volontari coinvolti dalla ricerca sono stati 113, 72 donne e 41 uomini di età compresa tra 19 e 58 anni, e i risultati forniti dai loro test riguardanti l’ansia e il dolore provati sono stati raccolti e pubblicati sulle pagine del Journal of Periodontology. “Il dato più evidente emerso è che le donne, i soggetti di età più giovane e i non fumatori hanno livelli di ansia decisamente più elevati rispetto al resto della popolazione” prosegue la ricercatrice. “In particolare le donne, pur non riportando alla fine del trattamento di aver provato sensazioni di dolore più intense rispetto agli uomini, mostrano livelli maggiori di ansia all’idea di sottoporsi alla procedura; questo dato è in accordo con i risultati di numerosi studi dai quali emerge una maggiore propensione all’ansia per la popolazione femminile rispetto a tutte le procedure odontoiatriche”. Inoltre vi sono due “categorie” di pazienti che, oltre all’ansia, provano più dolore rispetto agli altri. “I giovani, in particolare nella fascia di età compresa tra 18 e 28 anni, e i non fumatori riportano maggiori livelli di dolore percepito durante il trattamento” espone la ricercatrice; “se per il fattore ‘età’ si può ipotizzare che l’invecchiamento porti la soglia del dolore ad alzarsi e il vissuto consenta di avere molte più esperienze odontoiatriche positive per compensare la paura provocata da quella attuale, per il fattore ‘tabacco’ il discorso diventa più complesso: pensiamo che i fumatori, pur avendo generalmente una salute orale peggiore, possano essere meno sensibili proprio grazie agli effetti sull’organismo dovuti all’assunzione continua di nicotina, poiché questa sostanza ha la capacità di modificare la percezione del dolore”.
Una volta individuati i soggetti potenzialmente più “a rischio” rispetto alla sofferenza durante lo scaling, il professionista ha modo di intervenire in modo più personalizzato. “È possibile a questo punto approfondire la conoscenza con alcuni pazienti, in modo da raccogliere eventuali esperienze negative e tranquillizzare le persone che ne hanno più bisogno” conclude Guzeldemir; “il fatto che lo scaling non sia in assoluto una procedura dolorosa è dimostrato dal fatto che la maggior parte delle persone, e dei nostri volontari, dichiara di aver percepito livelli di dolore molto bassi; allo stesso tempo, però, è innegabile che per alcuni questo stesso trattamento sia particolarmente fastidioso ed è necessario porre un’attenzione particolare in questi casi per fare in modo che i pazienti non evitino o rimandino un trattamento periodico necessario per il mantenimento della loro salute orale”.

GdO 2009; 3

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