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15 Febbraio 2017

Il biosmalto


A differenza di altri tessuti del corpo umano, lo smalto e la dentina da soli non si riparano poiche al loro interno non sono presenti cellule che si possano attivare iniziando un processo di riparazione.
Sono stati messi a punto, nel tempo, numerosi prodotti a base di fosfato, calcio e soprattutto fluoro, che possono avere qualche effetto nel combattere la demineralizzazione, interagendo con le strutture danneggiate fermandone la dissoluzione. Si tratta però di soluzioni evidentemente limitate nel tempo, mentre l'ideale sarebbe riuscire a produrre una rigenerazione dei tessuti, la sola in grado di portare al recupero della piena funzionalità del dente.

Un team di ricercatori italiani, insieme a diversi centri di ricerca di eccellenza in campo odontoiatrico, a conclusione di uno studio durato sette anni, hanno realizzato una formulazione che hanno chiamato Biosmalto e che si è mostrata in grado di ottenere sia la ricostruzione che, soprattutto, la rigenerazione di smalto e dentina. Il prefisso "bio" rende conto dell'approccio complessivo, che parte proprio dalla biologia dei tessuti: il biosmalto è il risultato della combinazione di materiali biomimetici, che presentano proprietà analoghe all'idrossiapatite biologica; biocompatibili, che non hanno effetti tossici sull'organismo; bioattivi, che interagiscono chimicamente con i tessuti dentali.

Il biosmalto è la combinazione di due sostanze funzionali: Bioactive Complex è una bioapatite sostituita parzialmente con carbonato, magnesio e stronzio coniugata con chitosano, mentre H.A.F è una bioapatite sostituita parzialmente con fluoro.
Dunque, come l'idrossiapatite naturale, anche il biosmalto ha in sé molti elementi, ciascuno dei quali ha un ruolo ben specifico.

Il carbonato è forse il più rilevante per l'attivazione delle proprietà biologiche dell'idrossiapatite e per consentirne la biodisponibilità: ne aumenta la solubilità, consentendo in tal modo il rilascio di ioni calcio e fosfato. Se a livello osseo, lo stronzio stimola il processo di neoformazione dei tessuti ossei, nel cavo orale il suo effetto più rilevante è di ridurre la sensibilità dentinale; agisce poi in sinergia con il fluoro potenziandone la capacità antibatterica e soprattutto nella remineralizzazione dello smalto, poiché stabilizza i cristalli idrossiapatite.
Il magnesio date le sue dimensioni penetra facilmente fra i cristalli danneggiati, accelera la formazione di nuovi cristalli di idrossiapatite e ne rallenta la crescita in volume: ne deriva un gran numero di cristalli più piccoli e compatti e un'aumentata bioattività.
Il chitosano migliora le caratteristiche di muco-adesione allo smalto e produce anch'esso una migliore remineralizzazione, prolungando il rilascio delle sostanze attive di Biosmalto.
Lo xilitolo, noto al grande pubblico perché aggiunto a dentifrici e chewing gum, vanta proprietà cariostatiche e antibatteriche. Assorbito dai batteri come uno zucchero, non viene però convertito in metaboliti cariogeni come l'acido lattico.

Infine la presenza di fluoro, l'elemento che più di ogni altro si associa alla salute orale, permette al Biosmalto di modificare la struttura cristallina dell'idrossiapatite biologica, stabilizzandola e rendendola meno reattiva.
Proposto in due differenti linee di prodotti, il Biosmalto affronta due tra le più diffuse condizioni odontoiatriche, la carie e la sensibilità dentinale.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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