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19 Marzo 2013

Cementi endodontici con azione antibatterica

I futuri sealers per endodonzia saranno rinforzati con agenti antibatterici

di Cosma Capobianco


Oramai la strada è segnata: i cementi per endodonzia dei prossimi anni saranno rinforzati da agenti batterici per aumentare le possibilità di successo del trattamento. Sono sempre più numerose le prove di efficacia sperimentale dei cementi addizionati di prodotti specifici; tra quelli in prima fila i derivati dell'ammonio quaternario, cloruro di benzalconio e cloruro di cetilpiridinio. Uno degli ultimi articoli è uscito lo scorso dicembre sulla rivista Endodontic Practice (Kfir et Antibacterial endodontic sealers: incorporation of quaternary ammonium polyethylenimine nanoparticles into epoxy-based and zinc oxide-eugenol-based sealers).
Non c'è dentista che non si sia imbattuto in un fallimento endodontico dopo avere eseguito un trattamento apparentemente corretto; l'anatomia delle radici, specialmente nei poliradicolatii, non permette una disinfezione sicura. Ecco perché i  tecnici stanno sperimentando l'aggiunta di antibatterici ai normali cementi endodontici, alla ricerca di una formulazione sicura che ne eviti la dispersione oltre apice. Il lavoro di Kfir e coll è interessante anche perché la molecola usata (un derivato iminico dell'ammonio quaternario, abbreviata con la sigla PEI) era in formato "nano", cioè di dimensioni pari a milionesimi di millimetro. Il PEI è stato aggiunto in piccola quantità (2%) a due noti cementi endodontici (uno di tipo epossidico e uno con ossido di zinco-eugenolo) che poi sono stati messi a contatto di una coltura di Enterococcus faecalis, un batterio spesso associato ai fallimenti endodontici. L'elevato effetto antibatterico dei cementi modificati si è mantenuto anche dopo 4 settimane e fa ben sperare per la sua prossima commercializzazione. Risultati buoni sono stati ottenuti anche aggiungendo cloruro di benzalconio e, in misura minore, cloruro di cetilpiridinio. Ricerche simili e con incoraggianti risultati sono state condotte anche sulle resine composite, addizionandole all'1% di nanocomposti derivati dall'ammonio quaternario. Ora tutto questo dovrà superare la prova della sperimentazione clinica, dove intervengono molti fattori che in una capsula di Petri non sono presenti. Finora tali soluzioni sono state sperimentate su volontari che hanno portato per poche ore un apparecchio rimovibile in resina addizionato di PEI; dopo di ciò gli indicatori di vitalità del biofilm orale risultavano pesantemente colpiti.

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