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16 Gennaio 2022

Comprare vita ai denti

Come mai oltre la metà dei trattamenti periapicali fallisce? La domanda è lo spunto per il prof. Gagliani per fare alcune considerazioni sul tema dei ritrattamenti

di Massimo Gagliani


L’autocitazione è prassi da non perseguire; prendete quindi l’editoriale di oggi come la descrizione di un’esperienza personale che ho condiviso, in molti anni, con il dott. Fabio Gorni, grande riferimento nell’endodonzia italiana. La nostra sfera di interesse è sempre stata quella relativa ai ritrattamenti, ne abbiamo fatte e scritte di tutti i colori. 

Perché proprio i ritrattamenti? Perché oggi, in Italia e nel mondo, oltre la metà dei trattamenti endodontici eseguiti su denti con patologie pulpari e/o periapicali connesse fallisce; come mai? 

Inutile indagare a fondo queste problematiche in questo ristretto ambito: questo è. Nell’area delle patologie post-endodontiche, la sfera delle perforazioni radicolari è piccola ma significativa; rappresenta un errore iatrogeno – scagli la prima fresa chi non è incappato in una di esse – che mina significativamente la sopravvivenza dell’elemento dentale.

 I dati che avevamo acquisito negli anni scorsi parevano confortanti ma con uno sviluppo longitudinale grossolanamente infausto nel 30% dei casi; esaminando più a lunga distanza, quindici anni (l’articolo sarà presto su rivista internazionale), la percentuale di fallimento si innalza vertiginosamente. 

Fratture?  Microfratture nella zona di sigillo della perforazione? Cedimento del materiale da riparazione?Interrogativi cui stentiamo a dare una risposta definitiva ma che riteniamo possano essere essi stessi delle ipotesi diagnostiche valide. 

Perforazione uguale avulsione, quindi? Non direi; piuttosto sarei, ma dovrei dire saremmo visto l’apporto fondante del dott. Gorni, propenso a fornire questa giustificazione al fine di adottare una linea di condotta che sia la più favorevole. 

L’esame del paziente e del parodonto, più specificamente attorno all’elemento dentale da trattare, ci forniranno i primi dati: li sapremo se comprare vita a quel dente o se, invece, optare per scelte più radicali.

Comprar vita per l’elemento dentale non è mai un male; bisogna star lontani dall’accanimento terapeutico e distanti dalla superficialità che vuole il titanio migliore di cemento e dentina: non è così. 

Comprare vita significa stabilire un patto terapeutico continuativo che rinsalda il rapporto medico-paziente, l’unico che nobilita la nostra professione.  

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