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07 Dicembre 2020

Allineatori invisibili: una nuova era per l’ortodonzia o un passo indietro?

Sul tema il prof. Gagliani invita a guardare la letteratura che però non sembra essere esaustiva, per questo invita “autorevoli voci” a portare la loro esperienza

di Massimo Gagliani


L’ortodonzia è stata una mia passione giovanile, dentisticamente parlando. Se ben appresa diventa quasi come andare in bicicletta, non si disimpara mai; tuttavia il processo di adeguamento tecnologico rende questa disciplina, come le altre, difficile se non frequentata assiduamente

L’avvento degli allineatori invisibili ha dischiuso un nuovo importantissimo orizzonte che è parso “moda” al suo inizio sino a diventare una vera e propria scienza, soggetta alle controversie tipiche di tutti gli argomenti che devono essere vagliati con l’evidenza dei risultati. Ho così deciso – pur avendo avuto degli ottimi riscontri clinici con queste apparecchiature – di navigare nel mondo della letteratura e, come spesso accade, mi sono imbattuto in piacevoli novità e in sgradite sorprese. 

Non è questa la sede per disquisire sulla validità della metodica, ma è forse questa la sede per chiamare ancora una volta a raccolta la comunità scientifica su temi quali la liceità di applicare terapie senza che queste abbiano avuto un conforto della letteratura consolidato, sancito che i temi e i modi dei riscontri scientifici siano sempre fallaci, come drammaticamente testimonia un articolo recente apparso sul Journal od Dental Research ove si sottolinea che, nel 2020, la quantità di letteratura che si “getta al vento” per scorrettezza di presentazione dei dati e di modalità non proprio esemplari nei disegni sperimentali sia ancora troppo corposa. 

Nel mio periodo universitario da calzoni corti ebbi la ventura di trasportare all’aeroporto un illustre cariologo anglosassone che, nell’ampio sorriso, mostrava delle meravigliose, e contenutissime, orificazioni per riparare lesioni cariose in cavità di terza classe. Intuendo la mia curiosità svelata dai miei sguardi insistiti (deformazione professionale…) mi disse in pieno stile “british”: “Si domanderà perché non ho dei restauri in composito, isn’t it?” 

Ebbi solo il coraggio di annuire e lui prontamente: “Nessuna revisione sistematica mi ha ancora dimostrato che questi restauri sono peggiori rispetto a quelli in composito, pertanto mi curo con i materiali che l’evidenza scientifica mette a disposizione…nevertheless, it’s gold!”. 

Come spesso mi accade sono andato fuori dal seminato ma sarei felice se, sul tema degli allineatori invisibili, potessimo ospitare delle autorevoli voci; sarei il primo spettatore entusiasta.

Dopo tutto questa è un’Agorà, luogo di dibattito e di confronto libero per il bene dell’odontoiatria. 

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