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08 Febbraio 2021

Diga di gomma: è “comoda” ma è (solo) “consigliata”

Un conto è lo “standard of care” e un conto è lo “standard of practice”, ovvero quello che realmente si fa è il commento del prof. Massimo Gagliani nel suo Agorà del Lunedì dedicato alla “diga”

di Massimo Gagliani


Tra il dire e il fare….in questo continuo oscillare si è ben inserito Odontoiatria33 che ha portato alla ribalta un articolo apparso su Dental Cadmos riguardante l’uso della diga di gomma.

Benedico un vecchio – proprio perché lo sono anch’io – istruttore dei tempi della Specialità in Odontoiatria che mi disse in due parole perché bisognasse usare quella che gli anglosassoni chiamano “rubber dam” (RD): è comoda.  

Niente arzigogoli, niente elucubrazioni medico-legali, niente giustificazioni polimerico-adesive… semplicemente un “E’ comoda”.   Il valore dei messaggi semplici.  

Nel corso della vita, per contro, ho amplificato le ragioni di questa scelta che, ai tempi, apparteneva al 5% della popolazione dentistica e, senza avere la pretesa di fare le crociate, mi sono avventurato in questionari e indagini, ricevendo spesso informazioni sconfortanti.  

Perché un conto è lo “standard of care” e un conto è lo “standard of practice”, ovvero quello che realmente si fa.  

La differenza non è così trascurabile; tant’è che, ancor oggi, nelle Raccomandazioni Cliniche Ministeriali – nel capitolo isolamento del campo operatorio per le pratiche endodontiche – alberghi ancora la dicitura “Per ottenere un adeguato isolamento del campo è consigliato l’uso della diga di gomma o di altro dispositivo che….”  

“O”.  

Magnifica vocale del Paese dove i cartelli recano la scritta “È severamente vietato…”. 
Perché mai aggettivare un verbo che, per sé stesso, significherebbe l’assoluta impossibilità a fare qualcosa?   Perché in questo Paese la strizzata d’occhio, l’ammiccamento, il sotterfugio sono specie protette; il paziente RD-fobico è il 3% a Chieti ma nel resto d’Italia non è detto che sia così.  

Perciò la RD, vox vendite attendibile, nel corso degli ultimi 5 anni ha subito una flessione nelle vendite, già non straordinarie. 
Così lo “standard of practice” si fa un baffo dello “standard of care”, con buona pace del mio amico Camillo D’Arcangelo, co-Autore dell’articolo citato, con il quale da anni, con grande piacere da parte mia, frequento la medesima barricata.  

Peccato che i No-Dam siano sempre la maggioranza…. chissà perché; forse qualcuno dice loro che è “severamente vietato” usarla?

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