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06 Dicembre 2021

Le basi della patologia

Quali sono le cause delle affezioni della polpa dentale e quali le contromisure da adottare? Di questo parla il prof. Massimo Gagliani nel suo Agorà del Lunedì

di Massimo Gagliani


Quando ci si imbatte nelle cosiddette patologie della polpa dentale, consultando testi di clinica odontostomatologica anche recenti, ci si imbatte in definizioni delle cosiddette “pulpiti” dai contorni arcaici; quasi che le riflessioni più recenti, su questo ambito, non possano dare informazioni evolutive sul tema. 

Intendiamoci, la patologia generale ha regole che non possono essere merceologicamente sovvertite, come alcuni ci avevano fatto intendere non molti anni or sono. 

Risulta poco credibile, in un contesto come quello orale, che le affezioni della polpa dentale possano avere, equamente, cause di origine fisica, chimica o batterica. Nei fatti, la componente batterica ha una prevalenza talmente elevata da rendere irrilevanti le altre due; si incolpano i materiali, dai più vetusti a quelli più recenti, di generare necrosi pulpari quando, spesso, sono nostri errori diagnostici a considerare sane delle polpe malate in modo irreversibile. 

All’orizzonte emergono però nuovi prodotti e nuovi composti che sembrano dare nuove speranze a questa che, giustamente, viene considerata una tra le più nobili tra le operatività odontoiatriche, ovvero quella di conservare la polpa dentale per quanto più tempo possibile all’interno dell’elemento dentale

Il tutto in ossequio a principi solidi legati alla fisiopatologia del sistema pulpo-dentinale; a questi si assocerebbero spiccate attività anti-batteriche, durature nel tempo, senza per questo illudere i clinici con poderose “restitutio ad integrum”, vera chimera della pratica clinica odontoiatrica. 

Se quello volesse essere l’obiettivo, la mira andrebbe orientata sulla prevenzione, unica disciplina della sfera dentale in grado di mantenere quanto la natura ha determinato.

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