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18 Luglio 2022

Ancora sulla Laurea Professionalizzante

Il prof. Gagliani torna sul Decreto Messa – Speranza, ipotizza alcuni numeri e ritiene che se si vuole veramente rendere la riforma reale, “dovremo anche ripensare al modello di Odontoiatria Pubblica e alla didattica a essa correlata” 

di Massimo Gagliani


Un grande dell’endodonzia, Clifford Ruddle, mi/ci regalò un grande aforisma: “Amo le biblioteche pubbliche perché, a differenza di quelle universitarie, in esse la “fiction” ha uno scaffale dedicato”. Per quanto irriverente verso la classe a cui mi onoro di appartenere, c’è un fondo di verità che, chi ha spiccato senso autocritico deve riconoscere. 

Il Decreto Messa-Speranza, che ha avuto la saggia supervisione del nostro Collegio dei Docenti, pone un traguardo ambizioso a tutti gli Atenei. Tuttavia, nel Paese del: “fatta la legge, trovato l’inganno”, mi aspetto ogni genere di “fiction”.Sul tappeto rimangono dei conti sui quali il mio amico Norberto Maccagno ha anche fantasticato nel suo “DiDomenica; legittime le sue aspettative nel paventare uno sviluppo dell’Odontoiatria Pubblica, ma, purtroppo, i numeri sono impietosi. 

In un Teaching Dental Hospital i ritmi per conseguire gli obiettivi didattici devono, per forza di cose, essere lontani da quelli che imporrebbero sistemi efficaci ed efficienti; del resto, se gli studenti fossero efficaci ed efficienti al primo giorno sarebbe inutile il loro percorso di apprendimento. 

Detto questo, potremmo stimare una media di 5 prestazioni giornaliere per postazione lavorativa; facendo un modello da 10 “poltrone” come paradigma, potremmo avere 50 prestazioni/giorno, circa 11/12000 prestazioni/anno. Questa unità, con tale numero di prestazioni, soddisferà le esigenze minimali di circa 3000 utenti. Essendo 1300 circa gli studenti futuri, ci saranno, verosimilmente 65/70 di queste unità sul territorio nazionale che serviranno 220-230 mila persone nell’ambito Italia, lo 0,0035% della popolazione. 

In milanese si dice “Piutost che gnent, l’è mej piutost…”, però siamo sulla linea del risibile. 

Aggiungo, e non darò più i numeri; saranno necessari circa 200 colleghi a tempo pieno, o multipli degli stessi, se a tempo ridotto, da pagare in modo decoroso…. Ne discende un’ultima, decisiva, domanda: meglio dare uno stipendio a loro o a un rianimatore o a uno pneumologo, con i tempi che corrono? 

La risposta è sin troppo semplice. Se vogliamo uscire dallo scaffale della “fiction”, e la riforma ce ne darà l’occasione, dovremo anche ripensare al modello di Odontoiatria Pubblica e alla didattica a essa correlata; altrimenti saremo alle chiacchiere che, alla fine, non costano nulla. Come diceva il Grande Martignoni: “Una cosa che non costa nulla, non vale nulla!”


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