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12 Gennaio 2016

Sedazione cosciente, cure odontoiatriche ai disabili senza narcosi. Un servizio attivo presso la Clinica odontoiatrica dell'Azienda ospedialiera San Paolo


Una tecnica di sedazione cosciente combinata con la somministrazione di benzodiazepine: viene messa in atto a Milano, presso l'ambulatorio "Giorgio Vogel" della Clinica odontoiatrica dell'Azienda ospedialiera San Paolo, diretto da Laura Strohmenger (nella foto) e dedicato alle cure odontoiatriche alle persone diversamente abili.

"Tale metodo - spiegano gli esperti di questo ambulatorio speciale - ci ha permesso di evitare il ricorso alla narcosi in tutti i casi che ci sono stati sottoposti, in completa sicurezza con dimissioni rapide e controllate dal settembre 2013 ad oggi. Pazienti con patologie, a volte gravi o gravissime, hanno potuto accedere a cure odontoiatriche in una modalità simile a quella ambulatoriale e comunque con le stesse caratteristiche: possibilità di visita, controllo del dolore, igiene orale e profilassi delle patologie della bocca, inoltre, quando necessarie, estrazioni dentarie, trattamento di carie e piccola chirurgia muco gengivale".

Si tratta infatti di pazienti "difficili", che solitamente devono essere sottoposti a narcosi per poter affrontare le cure odontoiatriche, mentre il protocollo applicato al San Paolo ne fa a meno e di conseguenza comporta vantaggi non indifferenti: si evita la necessità degli esami pre-operatori richiesti dall'anestesista; non è necessario sospendere le cure in corso; le visite e i trattamenti sono ripetibili anche in tempi brevi; permette l'erogazione di cure complesse anche a questi pazienti che possono essere curati dal proprio dentista, anche se in una struttura protetta e con la presenza di sedatore esperto; infine, le cure risultano complessivamente cure più economiche rispetto quelle effettuate in sala operatoria in narcosi.

L'approccio solidaristico adottato all'ambulatorio è evidente anche osservando il team di operatori che, oltre a tre dentisti e a personale non medico, si avvale del contributo volontario offerto da un infermiere in pensione e da una l'opera volontaria ragazza Down.

Oltre ai numerosi pregi, all'ambulatorio segnalano anche alcune difficoltà, che potrebbero essere superate se a strutture di questo tipo venissero dedicate più risorse, che potrebbero essere destinate alla formazione. Infatti, «gli appuntamenti con i genitori vengono dati da personale strutturato che non conosce le patologie riferite dai genitori, non può e non sa valutare la reale urgenza della richiesta, e inoltre non ha una preparazione sufficiente a trattare con famiglie gravemente colpite dai disagi dovuti alle patologie del loro figlio. E anche il personale non medico impiegato non ha avuto una preparazione specifica per questo tipo di lavoro e spesso non è motivato a svolgerlo». Ci si augura tuttavia che questa esperienza non resti un caso isolato e anche altre strutture pubbliche possano organizzare ambulatori con tecniche sedative simili per potere fornire un servizio più agibile e disponibile a questi pazienti.

Renato Torlaschi

 
 

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