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31 Marzo 2016

Un metodo semplificato per la valutazione della prognosi parodontale. Una ricerca italiana lo ha presentato


In occasione del XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (S.I.d.P.) tenutosi a Torino dal 17 al 19 marzo, il team di ricerca dell'Ateneo ferrarese coordinato dal prof. Leonardo Trombelli ha conseguito il premio Henry Goldman, uno tra i più importanti riconoscimenti nazionali per la ricerca nel settore della parodontolgia e dell'implantologia. Il dott. Luca Toselli del Centro Interdipartimentale di Ricerca per lo Studio delle Malattie Parodontali e Peri-implantari, diretto dal professore, ha presentato il lavoro scientifico e ritirato il premio.

"Questo riconoscimento" - commenta il prof. Trombelli - "gratifica il duro lavoro di un gruppo di giovani, brillanti ricercatori coordinati dal dott. Roberto Farina. Condividiamo questa soddisfazione anche con il prof. Luigi Checchi dell'Università di Bologna, il dott. Michele Nieri dell'Università di Firenze e il dott. Vittorio Checchi dell'Università di Trieste, grazie al contributo dei quali abbiamo raggiunto questo traguardo".

Lo studio va a corroborare un percorso di validazione di un metodo per la valutazione della prognosi parodontale, ovvero una procedura obiettiva che consenta di identificare i pazienti che sono a rischio di sviluppare parodontite, se parodontalmente sani, o di andare incontro a ulteriore deterioramento delle proprie condizioni parodontali, se già malati. Sulla base della valutazione di 5 parametri anamnestici, indicatori di rischio clinici e di parametri derivati (Figura 1),


il metodo consente di assegnare al paziente un punteggio variabile da 1 (rischio basso) a 5 (rischio elevato).

Questa procedura consente agli operatori clinici di quantificare il rischio di incidenza o progressione futura della malattia assumendo che il paziente non venga sottoposto ad alcun trattamento e consente, inoltre, di quantificare il beneficio della terapia e della modifica degli stili di vita sulla prognosi parodontale del paziente. (Figura 2)

 
 

"Il metodo, proposto ormai 10 anni orsono da UniFE (si può scaricare gratuitamente da www.unife.it/parodontologia), afferma Roberto Farina, non è l'unico, altre metodiche di valutazione prognostica sono state in precedenza introdotte nell'uso clinico e validate in letteratura. Forse il vantaggio della nostra metodica si basa sulla semplicità di utilizzo da parte dell'Odontoiatra o dell'Igienista Dentale, essendo basato su parametri raccolti di routine durante l'esame parodontale, e sulla facilità di comprensione da parte del paziente cui si chiede collaborazione attiva in corso di trattamento per raggiungere i target terapeutici".

"Il proposito per il quale abbiamo intrapreso questo studio, continua Trombelli, è stato quello di raccogliere informazioni sulla utilità clinica di questo metodo in corso di terapia parodontale e, più precisamente, durante la terapia parodontale di supporto. Da uno screening su soggetti con differenti condizioni parodontali afferenti a due centri universitari, sono stati ricavati retrospettivamente i dati relativi a oltre un centinaio di pazienti inseriti in un programma di terapia parodontale di mantenimento per almeno 4 anni. I pazienti sono stati stratificati in base al punteggio di rischio (da 1-rischio basso a 5-rischio elevato) calcolato con il nostro metodo al completamento della terapia attiva, e confrontati per la perdita dentaria e le variazioni del livello osseo radiografico e della profondità di sondaggio durante il mantenimento. E' stato interessante osservare che il punteggio di rischio attributo al paziente mediante il metodo UniFe si associava significativamente alla media dei denti persi durante la terapia di supporto. In particolare, la media di denti persi variava da 0 per i pazienti con rischio 1 a 1.8 ± 2.5 per i pazienti con rischio 5, dimostrando che la valutazione del rischio parodontale in accordo al metodo UniFe sembra aiutare ad identificare i pazienti trattati per parodontite che sono a rischio di perdere denti durante il mantenimento.

"Credo che i risultati di questa ricerca" conclude con soddisfazione Trombelli "possano avere un impatto positivo sulla Professione, in quanto vanno a consolidare uno strumento che può migliorare concretamente la qualità del servizio ai nostri pazienti, personalizzando l'approccio preventivo o terapeutico in base al profilo prognostico specifico."

 
 

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