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27 Settembre 2016

Prevenzione delle malattie del cavo orale, una ricerca italiana evidenza necessità formative per il pediatra. Carosello (SIP), servono percorsi di aggiornamento multidisciplinari


"I pediatri sono consapevoli del proprio ruolo nella promozione della salute orale ma la maggioranza considera insufficiente la formazione ricevuta". Sono queste le conclusioni di uno studio coordinato da Simone Bagattoni dell'Università di Bologna (pubblicato sul numero di Settembre di Dental Cadmos), che ha indagato sulla collaborazione tra due figure, quella del dentista e del pediatra, che sono in prima fila nella promozione della salute orale e nell'attività di prevenzione.

I ricercatori hanno coinvolto i 126 pediatri di libera scelta del comune di Bologna, che sono stati invitati tramite email a compilare un questionario anonimo elaborato dalla American Academy of Pediatrics. L'analisi statistica ha adottato il test del Chi quadro mostrando, in estrema sintesi, che tre quarti degli intervistati hanno ricevuto una preparazione in tema di salute orale; tuttavia, il 72% di questi ha partecipato a meno di tre ore di lezioni e il 91% non ha frequentato un tirocinio clinico.

"La carenza di un'adeguata formazione nel corso della Scuola di specializzazione - scrivono Bagattoni e colleghi - rende problematico per il pediatra assolvere al proprio ruolo di tutore della salute orale del bambino. Questo ruolo nel nostro contesto è indispensabile, quando si considera che in Italia è consuetudine che la prima visita odontoiatrica avvenga intorno ai tre-quattro anni e che nella regione Emilia Romagna gli interventi educativi in tema di salute orale a livello delle scuole di ogni ordine e grado previsti dai Lea sono nella realtà spesso disattesi".

Pur essendo condotto su una realtà locale, i risultati dello non si discostano da un'indagine nazionale condotta negli Stati Uniti e segnala dunque una questione di carattere generale. Lo conferma Giovanni Corsello,presidente della Società italiana di pediatria(Sip): "è un problema molto sentito; la prevenzione delle patologie del cavo orale comincia da abitudini che si acquisiscono dall'età evolutiva, quindi è un nodo centrale creare un sistema di prevenzione che certamente può avere ricadute anche a distanza". Secondo Corsello, la soluzione passa attraverso una sinergia tra famiglie, pediatri e odontoiatri con l'obiettivo di fare prevenzione, cogliere tempestivamente quelle alterazioni che richiedono l'intervento dello specialista e quindi migliorare il profilo di tutta la salute orale che non è solo questione di fluoroprofilassi ma comprende educazione alimentare e igiene accurata.

Ma il Servizio Sanitario Nazionale sta dedicando abbastanza attenzione al problema?

"Attenzione sì, - risponde il presidente dei pediatri italiani - c'è stato proprio un tavolo tecnico che è stato voluto dal ministero della Salute centrato sulla prevenzione delle patologie del cavo orale, sull'importanza di procedure e interventi che inizino in età evolutiva". Ma l'attenzione non si accompagna allo stanziamento di risorse... inoltre, nel sistema sanitario italiano, "c'è una grande disomogeneità degli interventi tra una Regione e l'altra. Sarebbe senz'altro necessario un coordinamento degli interventi per far sì che oltre alla formazione del personale medico si possano mettere in atto degli interventi per offrire anche delle opportunità concrete alle famiglie. In alcune realtà questo è avvenuto e si sono create delle reti integrate tra pediatri e odontoiatri finalizzate a interventi mirati alle famiglie in cui c'è maggiore necessità. Ci sono esempi in Lazio, in Sicilia e in Lombardia, attività pilota che però sono state accreditate a livello regionale e quindi possono essere dei modelli utili da seguire".

E riguardo alla formazione, tema su cui punta il dito lo studio di Bagattoni? Secondo Corsello, "la mancanza di formazione è reale e va colmata non solo all'interno delle scuole di specializzazione e quindi con percorsi sulla formazione specialistica, ma anche successivamente con un'Educazione medica continua; vanno attivati dei percorsi di educazione multidisciplinari che consentano di sviluppare le conoscenze e le competenze su due aspetti del problema, l'attenzione e la diagnosi precoce, che sono poi due facce della stessa medaglia".

Adelmo Calatroni

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