Tra i punti della riforma costituzionale per cui gli italiani sono chiamati ad esprimersi il 4 dicembre c'è anche la modifica del Titolo V della Costituzione, quello modificato nel 2001, che regola il rapporto tra lo Stato e tutte le autonomie locali. Per quanto riguarda la sanità la modifica introdotta 15 anni fa l'ha inserita tra le "materie concorrenti" ovvero quei settori in cui lo Stato detta le regole generali ma sono le Regioni a legiferare in materia.
Con la vittoria del Si il Governo tornerebbe a legiferare in abito sanitario mentre con la vittoria del No nulla cambierebbe dell'attuale sistema.
Abbiamo voluto chiedere ai rappresentanti dei principali sindacati del settore odontoiatrico ed odontotecnico, ma anche all'Ordine ed all'Università il loro punto di vista sugli effetti che la modifica dell'articolo V ha avuto nel settore: in particolare sui Lea odontoiatrici, sulle norme che regolano l'odontoiatria come le autorizzazioni.
Di seguito il parere del presidente AIO Pierluigi Delogu
Non spetta certo a un presidente sindacale interpretare il pensiero dell'Associazione che presiede, tuttavia le indagini AIO-Eurispes sui modelli autorizzativi degli studi e ancor più sulle mutue integrative mi hanno personalmente fatto riflettere sulla possibilità che il Titolo V approvato nel 2001 abbia contribuito ad accentuare diversità nell'erogazione dei servizi tra una regione e l'altra, presenti già prima e non degne di uno stato sovrano.
In questi 15 anni si sono confermati tre tipi di Regioni: virtuose nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza e con i conti a posto, virtuose ma con i conti non a posto, non virtuose e in deficit. La mobilità interregionale in cerca di cure si è accentuata.
Non che i Lea odontoiatrici si siano ridotti: nemmeno in passato l'odontoiatria pubblica rispondeva ai bisogni di prevenzione dei cittadini. Il nodo è che, pur non costando molto, in tempi di federalismo la spesa per garantire uno "zoccolo duro" di prestazioni essenziali a tutti gli italiani non è stata affrontata. Non ci sono strutture pubbliche recettive per offrire le prestazioni: penso agli infraquattordicenni, a visite di prevenzione e sigillature dei solchi.
In audizione alla Camera cinque giorni fa abbiamo proposto un Piano Sanitario Odontoiatrico mettendoci a disposizione come studi "privati" sul territorio per uniformare l'offerta su almeno due categorie: bambini in crescita e over 55 per lo screening dei tumori del cavo orale, partendo dalla possibilità che sia il Ssn a finanziare con un centinaio di milioni la prevenzione.
Certo, un finanziamento extra-Ssn e direttamente connesso a sgravi fiscali ottenuti incrementando le detrazioni sarebbe una garanzia di accesso alle cure e di sviluppo dell'offerta assistenziale ben diversa. Si tratta di interventi che metteremmo in campo noi operatori, con un incentivo minimo.
Questo per noi è il fine, la riforma è un mezzo sulla cui reale esperibilità si pronunceranno le coscienze dei singoli cittadini.
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