Tralasciando il vestito fiscale con cui opera (libero professionista o impresa), l'adozione di un piano strategico per lo sviluppo e la gestione della propria professione, dovrebbe essere comune a tutti.
Solo il fatto di dover definire il punto di partenza, apre la visione, costringe al confronto con la realtà, spinge al riconoscimento dei punti di forza e dei punti di debolezza dello stato attuale.
I punti di debolezza di un'azienda, corrispondono di solito agli aspetti di "immaturità" professionale, di management, o personale del titolare dell'impresa.
Un professionista può sottovalutare, a causa di inesperienza (uguale "immaturità professionale") l'importanza di alcuni dettagli clinici e approdare a un livello operativo clinico giudicato insoddisfacente, una volta acquisita la maturità professionale.
Ecco che allora, una volta maturato professionalmente, decide di migliorare il suo livello di qualità clinica, e di adottare una serie di dettagli che fanno la differenza, per elevarsi e distinguersi in qualità.
Lo stesso professionista può, sempre per lo stesso motivo, dedicare poco tempo alla gestione dell'attività, ai processi indiretti, fondamentali per la realizzazione organizzata e di qualità delle prestazioni cliniche, ma spesso sottovalutati dai professionisti stessi, perché attratti dai processi diretti dell'attività clinica. Infine, ognuno cresce e matura con i propri tempi, a seconda delle esperienze che ha occasione di fare e affrontare nella vita.
Arriva comunque un momento in cui il professionista si interroga su come vanno le cose, e su come farle andare nel prossimo futuro. Rivedere la propria storia alla luce della maturità e dell'esperienza, consente di ridefinire i criteri di qualità che si vogliono traghettare nel futuro e di decidere cosa è diventato inutile o obsoleto.
Qual è la proposta di valore che facciamo al paziente?
Sappiamo cosa ci contraddistingue e soprattutto, sappiamo descriverlo? "Ciò che fai è privo di valore se oltre al farlo non lo sai anche dire, non lo sai descrivere, se non riesci a rendere conto delle tue azioni" (Friedrich Nietzsche). Saper descrivere ciò che si fa, non è solo Marketing, è consapevolezza di sé.
Gli obiettivi che ci si pone sono coerenti con la propria storia?
Distinguere bene tra coerenza e orientamento al passato. Essere coerenti con la propria storia consente di salvare i valori del passato integrandoli con i valori del presente e orientarli al futuro. Continuare a guardare al passato, orientando il proprio futuro è pericoloso e anacronistico.
Quali sono le leve che proiettano nel futuro, i criteri di misurazione e quali le azioni necessarie?
Sono risposte che arrivano del piano strategico, sono il prodotto delle riflessioni che si possono fare in autonomia o con l'aiuto di un coach, perché il confronto guidato è fondamentale. Se non si posseggono le conoscenze o le competenze necessarie per impostare un piano strategico, ci si può far aiutare. Il confronto guidato finalizzato alla definizione del piano strategico, è molto prezioso per un professionista. Affinchè sia un confronto professionale, l'obiettivo comune di coach e professionista dev'essere quello di individuare e definire il piano strategico giusto per la persona, per il professionista e per l'impresa. Non ci devono essere obiettivi collaterali, lo scopo del confronto deve essere finalizzato all'obiettivo comune, ovvero l'individuazione del piano strategico giusto per colui che chiede l'aiuto del coach.
Scrivere il piano di programmazione generale "scrivi ciò che fai e fai ciò che scrivi e documenta quello che hai fatto "è il focus della Norma della certificazione di qualità e coinvolge tutti i processi dell'azienda. Un piano di programmazione generale può coincidere con i valori della ISO perché si scrive e si definisce nel tempo cosa si fa, si affrontano le diverse fasi operative e si documenta il tutto per la rendicontazione per il riesame finale.
Fare la valutazione finanziaria ed economica del progetto per stabilire la capacità di finanziamento del piano strategico, il costo ed i benefici fiscali degli investimenti, il ritorno dell'investimento complessivo.
Ed infine controlla controlla controlla!!! E' la fase di controllo il motore dell'efficacia. I controlli periodici sono fondamentali perché consentono di verificare lo stato di avanzamento del progetto, di risolvere le criticità o gli imprevisti, di modulare o perfezionare i tempi previsti.
I controlli devono essere pianificati a seconda del livello di priorità che il piano strategico assume per tutte le persone coinvolte, mentre frequenza durata e intensità dei controlli, vanno calibrati in base alla sostenibilità del progetto.
A cura di: Roberta Pegoraro, consulente azienda
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