Il riconoscimento e la segnalazione di maltrattamenti, violenze, abusi e negligenze rappresenta uno tra i più importanti doveri dell'odontoiatra e del medico in materia di protezione e tutela della salute. Riconoscere le situazioni sospette non è facile e per poterlo fare l'odontoiatra deve possedere conoscenze minime della semeiotica dell'abuso fisico ed essere in grado di valutare le singole lesività sulla base di specifiche diagnosi differenziali e nell'ottica della metodologia medico-legale. È questo al centro dello studio "Maltrattamento dei minori sotto gli occhi di tutti: gli obblighi dell'odontoiatra", di Maria Sofia Rini (nella foto), Odontologa forense, UniversitaÌ degli studi di Bologna, pubblicato su Dental Cadmos di dicembre, che analizza i vari aspetti da un punto di vista clinico e medico-legale.
"La violenza sui bambini eÌ oggi purtroppo molto diffusa" in tutto il mondo e si configura come "fenomeno trasversale, presente a tutti i livelli sociali, economici e culturali". Per quanto riguarda il nostro Paese, "non esiste un monitoraggio sistematico da parte di organi istituzionali e non eÌ possibile avere un quadro esaustivo e completo della situazione". Dal momento che "il volto eÌ uno dei distretti corporei più frequentemente interessato da traumatismi riferibili a maltrattamenti, seguito dal capo e dal collo", ne deriva "l'importanza dell'area odontoiatrica in termini di riconoscimento o sospetto di violenza a carico dei minori". Per questo "il team odontoiatrico può fare molto", "soprattutto nell'evidenza di lesioni sospette".
Il dato, generale, "eÌ che, nonostante le peculiari caratteristiche delle lesioni, il numero delle segnalazioni eÌ ridottissimo e il problema pare ignorato o misconosciuto anche dagli operatori sanitari. Le cause sono molteplici: non ultima la possibilità di dubbi diagnostici, l'incredulità, il timore della reazione dei genitori o di incorrere in errori (rischio di denunce infondate)". "I casi che pongono incertezza diagnostica di norma non sono segnalati e non si esclude un'incapacità di riconoscimento della patologia". E uno dei problemi riguarda il fatto che "si tratta di traumatismi che, a occhi poco esperti, possono essere confusi con eventi traumatici occasionali". In generale, "le segnalazioni provenienti dal Pronto soccorso sono solitamente solo quelle relative a casi di maltrattamenti molto evidenti" e "il numero di segnalazioni provenienti da strutture ospedaliere eÌ nettamente più elevato di quello proveniente da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, insegnanti o odontoiatri".
Pochi "medici e pochi odontoiatri sanno (o ricordano) che esiste un obbligo di referto/rapporto nei casi di fondato sospetto, a tutela della salute fisica e psichica dei minori. Obbligo che va oltre il timore di perdere un paziente/cliente nel contesto dell'attività libero-professionale e alla paura, in caso di errata o incerta diagnosi, di eventuali ritorsioni giuridiche. Il segreto professionale non eÌ un'esimente, cosiÌ come la scarsa fiducia nelle possibilità delle istituzioni giuridiche e sociali".
Dall'altra parte, tuttavia, "gli odontoiatri lamentano gravi lacune nel sistema formativo universitario e difficoltaÌ a formulare diagnosi di certezza". Inoltre, "l'esame obiettivo di altri distretti corporei, per verifica/ricerca di lesioni patognomoniche, eÌ di difficile giustificazione nei confronti degli adulti presenti".
Va detto che "l'odontoiatra e l'igienista dentale non hanno l'obbligo di diagnosticare il maltrattamento, bensì quello di saper riconoscere segni e segnali di sospetto sia di natura prettamente odontoiatrica che di tipo generale: malessere, condizioni di rischio reale e potenziale a cui sono eventualmente esposti i minori e, infine, possibili condotte negative o sospette degli adulti/tutori". Ma "l'odontoiatra occupa una posizione strategica in quanto stabilisce, di norma, una relazione terapeutica duratura con il paziente e questo gli consente di verificare lo stato di salute generale o la ricorrenza di eventuali lesioni sospette". Grande "eÌ la responsabilità della figura odontoiatrica, che non può esimersi dall'essere formato relativamente alla sussistenza del fenomeno e alle condotte da assumere in situazioni di sospetto".
Francesca Giani
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