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05 Marzo 2018

Un progetto organico per le cure, per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico

Le considerazioni del Vice Presidente Vicario ENPAM Giampiero Malagnino

Norberto Maccagno

I dati sugli iscritti all’Albo degli odontoiatri e le proiezioni future che vedono nei prossimi 10 anni in uscita dal mondo del lavoro il 50% degli iscritti a fonte di un ingresso pari ad un terzo di nuovi iscritti, tornano ad evocare dubbi sulla possibile sostenibilità del sistema pensionistico degli Odontoiatri. Il tema è stato tra quelli affrontati durante la tavola rotonda sul futuro della professione organizzata da COI-AIOG lo scorso 2 marzo a Bologna durante il XXII Congresso Nazionale, organizzata venerdì 2 marzo.  

Per sostenibilità previdenziale, ha ricordato il Vice Presidente Vicario ENPAM Giampiero Malagnino (nella foto), si intende la capacità dell’Ente previdenziale di “pagare” le pensioni. Il sistema, quindi, regge se i lavoratori riescono a versare una quota di contributi che riesce a “pagare” le pensioni di chi è già fuori dal mondo del lavoro, oppure l’Ente previdenziale ha accantonato abbastanza “fieno in cascina” per sopperire al saldo negativo tra contributi versati e pensioni pagate.  

“Ad oggi –rassicura Malagnino- i contributi versati alla Quota B sono ampiamente sufficienti per pagare le pensioni e per incrementare il patrimonio del nostro Ente previdenziale”.   Ma tra dieci anni quando saranno probabilmente più i pensionati dei lavoratori sarà lo stesso?   “La sostenibilità garantita e certificata da ENPAM, e prevista dalla legge, è di almeno 50 anni”, ricorda Malagnino. “Attraverso i nostri studi attuariali, monitoriamo annualmente la situazione sia a breve termine che a lungo termine ed i segnali che riceviamo sono positivi e non indicano problemi anche sul lungo periodo, anche se è sempre molto difficile ipotizzare quanti sono i professionisti che lasceranno il mondo del lavoro raggiunti i 68 anni, oppure continueranno a lavorare e per quanti anni lo faranno”.  

L’eventuale carenza di dentisti che contribuiscono alla Quota B, il fondo della libera professione, non sembra per Malagnino un motivo di preoccupazione. “Quello della Quota B non è il fondo dei dentisti ma il fondo della libera professione al quale gli odontoiatri liberi professionisti contribuiscono per il 40-45%, la restante parte della contribuzione arriva dai medici”, spiega.  

Ma più che l’eventuale riduzione del numero dei dentisti contribuenti, Malagnino indica nei modelli di erogazione delle prestazioni mediche ed odontoiatriche la vera criticità del sistema.  

“Modelli che prevedono la riduzione dei costi delle prestazioni attraverso fondi, assicurazioni o imprenditori che puntano sul low-cost –dice- comporta una inevitabile riduzione dei compensi dei professionisti e quindi la conseguente riduzione della capacità contributiva. Ma anche le difficoltà di un numero sempre più consistente di cittadini che non riescono per motivi economici ad accedere alle cure non aiuta”.

Per il Vice Presidente Vicario ENPAM la vera sfida per Ordine e Sindacati odontoiatrici sarà quella di individuare un modello di assistenza odontoiatrica, sia privata che pubblica, che possa garantire una dignità economica agli odontoiatri e consentire ai cittadini in difficoltà di accedere, comunque, alle cure odontoiatriche. 

“Un modello che dovrà prima essere condiviso all’interno del settore e poi proposto ed adottato dalla Politica”, conclude Malagnino che aggiunge, “un progetto da individuare la più presto”.

 
 

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