Una TAC per capire se e come eseguire un impianto per i denti mancanti, un’altra come controllo, per valutare le condizioni complessive della bocca. Ed ecco che il rischio di esagerare con i raggi diventa concreto: come spesso viene pubblicizzato, la disponibilità degli strumenti porta a usarli anche quando se ne potrebbe fare a meno, esponendo i pazienti a radiazioni inutili.
La denuncia arriva da SIdP a margine del XX Congresso Nazionale SIdP svoltosi lo scorso fine settimana a Rimini. Secondo gli esperti della Società Italiana di Parodontologia basta una sola TAC per assorbire circa la metà della dose di radiazioni di fondo naturali a cui siamo esposti nell’arco di un anno. “Chi si sottopone a più di un esame radiologico dentistico l’anno ha un rischio di tumori tiroidei e finanche tumore cerebrali”, dico da SIdP che puntano il dito contro il “boom nella vendita dei macchinari per la TAC volumetrica a fascio conico” ricordando come sia “lo strumento più venduto fra tutti i macchinari radiologici per i dentisti e gli acquisti cresceranno al ritmo del 5% annuo per il prossimo decennio”.
“Le radiografie ai denti rappresentano uno strumento importante per mantenere la salute della bocca ma è bene evitare gli abusi e sforzarsi di limitare le esposizioni alle radiazioni soltanto quando servono davvero e possono tradursi in un beneficio per i pazienti”, spiega Mario Aimetti (nella foto) presidente SIdP. “Il nostro obiettivo –continua- è richiamare a un utilizzo appropriato, limitato ai casi in cui è necessario e sempre scegliendo il test meno ‘pesante’ dal punto di vista dell’esposizione a radiazioni ionizzanti”.
Presidente Aimetti che fa una breve carrellata delle soluzioni a disposizione dei dentisti. “Le quattro mini-RX endorali per esempio sono un ottimo test di screening di base che qualsiasi studio dentistico offre e che comporta un’esposizione ai raggi molto bassa: la radiazione naturale di fondo a cui siamo esposti è di 8 microsievert al giorno, con quattro radiografie endorali la dose aggiuntiva è di appena 5 microsievert. Anche la ortopanoramica è abbastanza contenuta, esponendo a 3-24 microsievert”.
“Diverso invece è il caso delle TAC, perché quelle standard possono andare da 280 a 1400 microsievert, le più nuove volumetriche a fascio conico da 60 a 1000. Utilizzarle come screening, come purtroppo talvolta accade, significa esporre il paziente a una dose eccessiva e inutile di raggi: questi strumenti sono preziosi e molto utili, ma il loro impiego deve arrivare dopo un’attenta valutazione, nei pazienti in cui c’è una precisa indicazione clinica a sottoporsi al test”.
Per SIdP sono sempre di più gli studi dentistici che hanno a disposizione apparecchi per la TAC, soprattutto le più nuove a fascio conico: “si tratta degli strumenti per cui c’è stato il maggior incremento di vendite negli ultimi anni, con 100 milioni di euro spesi nel solo 2015 in Europa, ma gli studi segnalano che fra i macchinari che emettono meno raggi e quelli che erogano dosi più elevate ci può essere una differenza fino a cento volte”. Sebbene espongano a un minor quantitativo di radiazioni rispetto alle TAC standard, la sempre maggior diffusione, sostengono gli esperti della Società di parodontologia, “potrebbe portare a un utilizzo eccessivo ed è per questo che i dentisti richiamano all’opportunità di scegliere l’esame radiologico solo quando necessario”.
“Ci sono molti modi con cui si può diminuire l’esposizione dei pazienti alle radiazioni senza compromettere l’efficacia diagnostica – aggiunge Luca Landi, presidente eletto SIdP – Oltre a impiegare protezioni per le aree sensibili durante il test, come il collare o il camice piombato, è importante anche ridurre al minimo l’area analizzata: con un esame a piccolo e medio raggio, ovvero su 5/6 denti, su un’intera arcata o metà bocca, ci si espone a dosaggi fra i 5 e i 600 microsievert, ma se si fa un test ad ampio raggio su tutto il cranio il dosaggio può crescere fino a 1400 microsievert e per esempio in un bambino equivarrebbe a un’esposizione pari a quella che avremmo in dieci anni di radiazioni naturali di fondo. Un’eccessiva e inappropriata esposizione può aumentare il rischio di malattie alla tiroide o di alcuni tumori: per questo anche l’American Dental Association raccomanda ai dentisti di ricorrere con giudizio ai raggi X. Per pazienti con una bocca sana e non a rischio, le linee guida dell’associazione suggeriscono non più di una mini rx ogni 1-2 anni da bambini, una ogni anno e mezzo-tre anni da adolescenti e una ogni 2-3 anni da adulti: per chi ha problemi dentali il numero può crescere, ma è essenziale che il dentista prescriva l’esame diagnostico con le radiazioni ionizzanti solo quando serve davvero”.
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