Segnali positivi per i dentisti dalla riunione della Commissione speciale per l'esame di atti del Governo, che sta esaminiamo lo Schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati).
Il decreto, la cui emanazione era prevista in un primo momento per il 23 maggio 2018 ed ad oggi l’ipotesi di approvazione è a fine agosto, si rende necessario per armonizzarela normativa nazionale in tema di privacy con il regolamento UE. Al momento coesistono due fonti normative: il Regolamento UE ed il Codice in materia di privacy (normativa nazionale D.Lgs. 196/2003). Da ricordare come il Regolamento Europeo è pienante operativo in tutti gli Stati Europei (perciò anche in Italia) in quanto non necessitava di essere recepito con una norma nazionale. Lo schema di decreto sul quale è al lavoro la Commissione si compone di 28 articoli, raggruppati in sei Capi, che abrogano o modificano in maniera rilevante gran parte degli articoli del Codice della privacy di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003.
Tra i tanti punti di interesse che toccano l’odontoiatria, ma non solo, la questione sanzioni con la possibile sostituzione generalizzata delle sanzioni penali con sanzioni amministrative, mantenendo la rilevanza penale del trattamento illecito dei dati. Altre possibili novità sono quelle relative agli adempimenti per le micro, piccole e medie imprese, con la volontà di introdurre modalità semplificate di adempimento degli obblighi del titolare del trattamento dei dati personali.
Poi ci sono le questioni più specifiche legate ai dati sanitari sui quali il regolamento europeo non entra nello specifico.
E proprio per chiarire come comportarsi in queste situazioni non chiare, o semplificare quelle troppo onerose per mendici e dentisti, la FNOMCeO e la CAO Nazionale avevano indicato possibili interventi chiedendo di essere coinvolti nelle decisioni. “Tra le questioni da chiarire –spiega ad Odontoiatria33 il segretario nazionale CAO Brunello Pollifrone (nella foto)- quella del Data Protection Officer (DPO) e della necessità della sua nomina anche per gli studi medici ed odontoiatri che trattano un numero contenuto di dati sanitari”.
“Come CAO –continua Pollifrone- siamo i primi sostenitori del principio che i dati sanitari dei nostri pazienti debbano essere tutelati (e lo facciamo da sempre), ma è anche vero che una burocrazia troppo assillante, ed in alcuni casi inutile, crea maggiori disagi proprio agli stessi pazienti perché distolgono attenzione e risorse dei sanitari alle cure”.
Richieste che la Commissione sembra aver ascoltato visto che nel corso dell’ultima seduta di lavoro la relatrice del provvedimento, l’On Rossana Bondi (dentista), ha proposto un testo con una serie di modifiche, tra cui alcune di quelle richieste proprio dalla CAO, come la possibilità di escludere dall'obbligo di designazione del DPO una serie di soggetti in ragione del tipo di attività da essi svolta o del volume dell'attività da essi realizzata.
Altra buona notizia potrebbe essere quella della possibilità di attivare una fase transitoria, non inferiore a 8 mesi successiva all'entrata in vigore del decreto legislativo, nel corso della quale il Garante, anziché procedere all'irrogazione di sanzioni, disponga per un periodo “ammonimenti o prescrizioni di adeguamento alla nuova disciplina, in base al principio di proporzionalità e di gradualità della sanzione, nonché ai principi dello small business act”.
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