La costruzione, la gestione e il mantenimento di un buon rapporto con il paziente resta, al pari del valido risultato tecnico, la migliore forma di prevenzione del contenzioso in protesi. A sottolinearlo è Dario Brady Bucci, Marco Brady Bucci (nella foto) e Francesco Ravasini in un recente Lavoro pubblicato su Dental Cadmos
L’intento del professionista deve essere quello di procedere in piena condivisione con il proprio paziente circa gli obiettivi da conseguire e i modi per raggiungerli, al fine di portare a compimento il piano di trattamento protesico impostato.
A tal proposito, tra la fase di impostazione e quella di realizzazione si renderà necessario un passaggio di rivalutazione durante il quale è bene che l’odontoiatra si soffermi con il paziente sulle decisioni prese durante la pianificazione.
Questa fase rappresenterà un momento rafforzativo della condivisione e comunicazione tra l’odontoiatra e il paziente e permetterà di procedere senza problemi verso la conclusione della cura, attraversando senza conflitti o incomprensioni le varie fasi programmate, nelle quali rivestirà un ruolo di primaria importanza un’ulteriore figura professionale, quella dell’odontotecnico.
“La possibilità di controllare con accuratezza, in maniera costante nel tempo, la soddisfazione del paziente e il suo benessere e di correggere eventuali note di negatività” asseriscono gli autori “rappresentano per il protesista la vera arma vincente per evitare e allontanare il contenzioso in questa branca. Prima di giungere, infatti, alla decisione di confezionare la protesi, un provvisorio che garantisca una buona occlusione e una buona funzione masticatoria permetterà di giungere a finalizzazione definitiva senza incertezze.
L’integrazione del provvisorio nella bocca del paziente significa avere raggiunto ottimali piani masticatori con altezza cuspidale e inclinazione dei versanti individualizzate e personalizzate sull’unico vero articolatore esistente che è rappresentato dalla bocca del paziente stesso.”
Il rapporto tra odontoiatra e odontotecnico
Le competenze dell’odontotecnico sono l’elaborazione tecnica e la fabbricazione di dispositivi su misura (protesi e apparecchi ortodontici), in conformità alla prescrizione scritta del medico-odontoiatra.
“A norma dell’art. 11 del R.D. 1334/1928” proseguono gli autori “gli odontotecnici sono autorizzati unicamente a costruire apparecchi di protesi dentaria su modelli tratti dalle impronte loro fornite dai medici chirurghi e dagli abilitati a norma di legge all’esercizio dell’odontoiatria e protesi dentaria. Previa indicazione dell’odontoiatra protesista, l’odontotecnico realizza dispositivi medici individuali atti a soddisfare le esigenze morfo-funzionali del paziente: funzione, estetica, precisione e affidabilità.
La collaborazione fra le due figure professionali è assolutamente indispensabile per il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico, ma è altrettanto fondamentale che le rispettive competenze non si confondano proprio per tutelare la salute del paziente.”
La dinamica comunicativa tra odontoiatra, laboratorio e paziente riveste quindi un ruolo fondamentale, dal momento che la scelta del tipo di manufatto protesico da realizzare dipende da fattori sia clinici che progettuali, quali le condizioni del paziente, le difficoltà tecniche del caso, le nuove tecnologie, la varietà e i limiti dei materiali, le esigenze e le aspettative del paziente, nonché dalle diverse soluzioni protesiche possibili per uno stesso soggetto.
La fase realizzativa e la compliance del paziente
Il trattamento protesico può essere suddiviso in diverse fasi, ognuna derivante da quella precedente. Al termine di ciascuna di queste deve essere effettuata una rivalutazione documentabile che potrebbe anche portare a una revisione e/o modifica del programma di cura precedentemente stabilito.
“Le fasi devono essere pianificate secondo una sequenza appropriata, mirando, almeno inizialmente, a eliminare le sintomatologie dolorose e i disagi e a controllare la patologia in atto” commentano gli autori. “Dopodiché, è possibile fare una valutazione della risposta del paziente, che dovrebbe includere sia gli aspetti funzionali, biologici, estetici e prognostici nonché l’osservazione della risposta alle istruzioni riguardo l’igiene orale. In generale, si può affermare che una verifica sistematica dei progressi compiuti è auspicabile in qualsiasi ciclo di cura; in questo modo è possibile verificare il successo o l’insuccesso del piano di trattamento e l’efficacia del medesimo, rilevarne le carenze, individuarne i motivi e adottare le misure correttive.
La pianificazione dei trattamenti non è una scienza esatta, bensì un’arte sostenuta dall’esperienza clinica e filtrata dalla conoscenza scientifica. Ogni tappa, nella programmazione e nella realizzazione del piano di cura in protesi, rappresenta – oltre a un percorso razionale consequenziale in grado di limitare e gestire i possibili errori – una necessaria condivisione con il paziente. In ogni momento, infatti, possono insorgere problematiche, di facile o difficile soluzione: l’informativa data al paziente ci consentirà di mantenerlo quale sicuro alleato, proteso alla ricerca condivisa del risultato auspicato. Ogni tappa può, al contrario, trasformarsi in un ostacolo insormontabile, qualora insorgano incomprensioni. I problemi devono essere esplicitati e risolti, non nascosti e rinviati.
Non è meno importante, al fine di una corretta gestione del lavoro realizzato, che il paziente venga edotto sull’importanza di sottoporsi a visite di controllo periodiche, a sedute di igiene orale professionale, a controlli anatomofunzionali. L’informativa data oralmente può essere racchiusa e sintetizzata in un breve modulo personalizzato che verrà sottoscritto dal paziente al termine delle cure e a lui consegnato al congedo dallo studio.”
Ogni passaggio, ancorché di sola pertinenza clinico-tecnica, racchiude in sé importanti risvolti etici e medico-legali.
L’accurata documentazione del caso, oltre a consentire una più rapida ed efficace analisi e correzione dell’errore durante la cura, mostra al paziente una diligenza professionale e tutela il curante di fronte alla necessità di dimostrare di avere operato secondo le regole dell’arte.
Fotografie, radiografie, modelli di studio e di lavoro, scrupolosa redazione del diario clinico, suggello dell’informativa data attraverso sottoscrizione di consensi chiari e comprensibili rappresentano testimonianza della diligenza operativa oltre che della perizia del professionista.
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