Sarà la migliorata capacità di fare diagnosi o una maggiore diffusione dell’obesità, fatto sta che i casi di Sindrome dell’Apnea Ostruttiva nel Sonno (OSAS), nell’ultimo decennio, sono in aumento, in particolare tra gli uomini: se, in passato, l’incidenza era del 4% negli uomini e 2% nelle donne, oggi, secondo alcuni studi epidemiologici, per quanto riguarda la forma moderata o grave, nella popolazione di mezza età, questo dato è salito rispettivamente al 50% e al 25%.
È questo uno dei risultati emersi nel corso del VI Congresso dell’Istituto Stomatologico Toscanoche si è tenuto a Viareggio il 25 e 26 gennaio, dedicato a “L’odontoiatria nel paziente diabetico. Dalle correlazioni fra infezioni orali e diabete alle problematiche del trattamento nelle varie discipline odontoiatriche”. Un tema, quello dell’Osas, su cui è stato ribadito il ruolo dell’odontoiatra - a partire dalle Linee guida ministeriali per la prevenzione e il trattamento odontoiatrico-, che è particolarmente importante nello screening, per intercettare pazienti non ancora diagnosticati, ma anche nell’attività terapeutica, per i casi che ricadono sotto la sua competenza. “Nella sezione dell’anamnesi» è stato messo in rilievo da Dario Granata, otorinolaringoiatra dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, secondo quanto riferiscono le Agenzie, «è importante un approccio multidisciplinare e collaborativo con l’otorino, che permette una valutazione delle sub-stenosi delle prime vie aeree, eseguendo una rinofibroscopia con valutazione degli spazi respiratori, effettuando così una stretta collaborazione tra otorino e dentista per il prosieguo terapeutico combinato”.
Il problema è particolarmente rilevante soprattutto laddove sia presente una patologia diabetica: a emergere è anche che tra i pazienti con diabete, l’Osas arriva al 50-60%.
Ma, in generale, è stato sottolineato in una nota da Ugo Covani, Direttore dell’Istituto Stomatologico Toscano, “la presenza di una malattia diabetica presenta implicazioni che investono tutte le terapie odontoiatriche e in modo particolare le infezioni del cavo orale. È noto infatti che fra infezioni del cavo orale e diabete esiste una relazione bidirezionale tale che il diabete aumenta i rischi di insorgenza di infezioni e l’infiammazione secondaria alle infezioni agisce negativamente sul controllo glicemico. In ragione di queste considerazioni gli odontoiatri devono conoscere il diabete e tutte le precauzioni che il paziente diabetico richiede in corso di trattamento odontoiatrico. Le manifestazioni orali della malattia diabetica comportano inoltre un importante ruolo dell’odontoiatra nella diagnosi precoce e nella motivazione del paziente diabetico e da questo nasce l’importanza di un costruttivo rapporto fra odontoiatra diabetologo”.
Interessante è anche un altro dato che è stato messo in rilievo nel corso del congresso e che riguarda l’igiene orale domiciliare dei cittadini: a emergere è che, nella media, la popolazione italiana tende a spazzolare i denti per 30 secondi durante la giornata, contro invece i 4 minuti consigliati per un'adeguata prevenzione. “La prevenzione permette di evitare interventi più costosi e invasivi” è stato sottolineato da Annamaria Genovesi, docente dell'università Guglielmo Marconi di Roma e responsabile del Servizio di Igiene e Prevenzione orale dell'Ist. “E le prime forme di prevenzione da adottare sono un costante controllo e una particolare cura nella pulizia dei denti. Elemento che va evidenziato tra i cittadini”.
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