Nella sanità integrativa, l’odontoiatria ha la parte del leone. Quanto suggerisce la logica, vista l’esclusione della maggior parte delle prestazioni odontoiatriche dai Livelli essenziali di assistenza del Sistema Sanitario Nazionale, è confermato ora anche dai numeri del Ministero della Salute, secondo i quali la spesa privata per la salute orale che passa per questo canale già supera mezzo miliardo di euro l’anno. Il primo Report System sull’Anagrafe dei fondi sanitari è stato reso pubblico il 19 febbraio in occasione dell’audizione di Andrea Urbani, Direttore Generale della Programmazione sanitaria, davanti alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, impegnata in un’indagine conoscitiva sui fondi integrativi del Ssn. Qui il testo integrale LINK http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2822_allegato.pdf
La fotografia scattata dal Ministero è aggiornata al 2017, quando all’Anagrafe risultavano iscritti 322 fondi, 9 dei quali di tipo A, che erogavano esclusivamente prestazioni integrative, cioè extra Lea, e ben 313 di tipo B, il 97% del totale, che erogavano sia prestazioni integrative, sia prestazioni sostitutive del Ssn. Sono numeri in costante crescita, se si considera che nel 2010 i fondi iscritti all’anagrafe, presupposto per accedere ai sempre più generosi vantaggi fiscali e contributivi, risultavano 267. Si allarga anche la platea degli iscritti, con un’impennata negli ultimi anni: nel 2015 erano 7 milioni 494 mila, nel 2017 già 10 milioni 616 mila, tra lavoratori dipendenti e autonomi (7 milioni 754 mila), i loro familiari (2 milioni 161 mila), e pensionati e familiari di pensionati (701 mila).
Nel 2016 (ultimo anno fiscale disponibile), i fondi sanitari di tipo B hanno erogato complessivamente prestazioni per circa 2,3 miliardi di euro, destinando il 38% della spesa, circa 754 milioni di euro, a prestazioni extra Lea. Tra queste, un peso preponderante lo hanno avuto proprio le prestazioni di assistenza odontoiatrica, costate 509 milioni di euro, contro i 154 milioni delle altre “prestazioni sociale e sanitarie” e i 90 milioni di quelle “finalizzate al recupero della salute”. Un ruolo ancora più evidente se si considerano i fondi di tipo A: su 1,3 milioni di euro di prestazioni, quelle odontoiatriche valevano 1,2 milioni. L’Anagrafe del Ministero classifica le prestazioni extra Lea in 4 categorie: prestazioni odontoiatriche, prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, prestazioni sanitarie a rilevanza sociale e prestazioni finalizzate al recupero della salute. Nel 2016, ben il 33% degli oltre 300 enti, casse e società di mutuo soccorso iscritti hanno svolto fuori dai Lea esclusivamente assistenza odontoiatrica (con una spesa media di 343 mila euro) e appena il 2% non l'ha inserita nella sua offerta.
Bisogna tenere presente anche che da quei numeri resta fuori parte del boom conosciuto dalla sanità integrativa negli ultimi anni, grazie a contrattazione collettiva e incentivi statali sul fronte del welfare aziendale. Basti pensare all’estensione delle coperture Fondo Mètasalute a tutti i metalmeccanici italiani, scattata nell’autunno 2017: oltre il 33% delle risorse impiegate nel primo anno di attività, quasi 50 milioni di euro, hanno riguardato proprio l’area odontoiatrica. (LINK http://www.odontoiatria33.it/inchieste/17447/da-metasalute-50-milioni-l-anno-in-prestazioni-odontoiatriche-per-una-media-di-75-euro-l-una.html) Intanto, però, le regole potrebbero cambiare: il ministero della Salute, ha spiegato Urbani nel corso dell’audizione, “sta lavorando a una proposta di ammodernamento in senso evolutivo e sistemico della normativa dei fondi sanitari e integrativi”.
Il problema è che la sanità integrativa non è gratis per lo Stato. “Tutti questi fondi godono di benefici fiscali e contributivi incrementati con la legge di bilancio 2016 e 2017, estesi anche ai fondi di welfare aziendale fino a una decontribuzione o defiscalizzazione di 3600 euro a iscritto. Chiaramente questo è un costo della collettività legato alla missione che si chiede a questi fondi di realizzare”, ha ricordato il DG della Programmazione sanitaria, spiegando che “è al momento allo studio del Ministero della Salute un’ipotesi di rivalutazione della missione dei fondi sanitari integrativi nel più ampio ragionamento della sostenibilità del Ssn nel complesso”.
“Vogliamo capire come tutte quante le risorse che a qualunque titolo vengono impiegate nella erogazione di assistenza sanitaria trovino spazi complementari ed evitino sovrapposizioni. In molti casi, tra le prestazioni erogate dai fondi sanitari c’è molta inappropriatezza, quindi ci sono delle prestazioni che potrebbero non essere erogate nell’interesse del cittadino, mentre ce ne sono altre che il Servizio Sanitario Nazionale è interessato a vedere erogate in una logica di complementarietà. Sul presupposto che, comunque, determinati soldi vengono spesi a favore dei cittadini - ha concluso Urbani - è bene che lo si faccia in una logica sistemica e unitaria”.
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