La corretta diagnosi e il trattamento precoci dei traumi dentali rappresentano un’emergenza al fine di alleviare il dolore, facilitare la riduzione di fratture o dislocazioni o limitare i postumi, migliorando la prognosi.
La prognosi delle lesioni dentarie spesso dipende dalla precocità e dall’adeguatezza dell’intervento d’urgenza. Purtroppo, spesso i primi a intervenire sono i medici di pronto soccorso o i pediatri, non sempre preparati a gestire tali eventi o impegnati nella risoluzione di problematiche di maggiore gravità. La traumatologia orale, pertanto, non sempre risulta gestita nell’immediato e con appropriatezza.
Durante la prima visita è necessario cristallizzare l’evento e i suoi esiti immediati, anche attraverso delle immagini fotografando il soggetto e i tessuti lesi. È, inoltre, necessario registrare, oltre ai dati anagrafici del soggetto, le modalità con cui è avvenuto il trauma, oltre agli eventuali interventi già praticati a precedenti eventi traumatici e lo stato generale del soggetto, comprensivo del suo stato vaccinale.
È necessario, altresì, esaminare eventuali ferite cutanee o dei tessuti molli o lesioni a carico di molari o premolari che potrebbero indurre ulteriori approfondimenti e valutazioni cliniche atti a escludere patogenesi suggestive di abusi o maltrattamenti, mentre ematomi sottocutanei potrebbero indicare fratture dei mascellari, così come anomalie dell’occlusione.
La conoscenza delle procedure di intervento e di valutazione clinica e un’idonea raccolta documentale aiutano il clinico a gestire correttamente e in maniera esaustiva il dato clinico e certificativo a tutela del soggetto leso. Un’inadeguata gestione di tale approccio potrebbe ingenerare errori di valutazione clinica e medico-legale e potrebbe escludere indennizzi o risarcimenti, senza trascurare che la mancata individuazione di condotte illecite potrebbe favorire il perpetrarsi di violenze nei confronti di soggetti deboli. Il dato documentativo, pertanto, assume rilievo così come la condotta del professionista intervenuto. La manleva o le tutele delle polizze assicurative si esplicano sulla base di tali evidenze adeguatamente documentate.
Purtroppo l’evidenza ha dimostrato che non sempre gli odontoiatri risultano diligenti a riguardo.
Da qui, l'importanza di individuare linee e schemi comportamentali e un linguaggio clinico e medico-legale appropriato che aiutino a identificare con immediatezza l’evento traumatico e i suoi postumi, e una corretta gestione dello stesso, in modo consono alle esigenze assicurative e/o giudiziarie, oltre che strettamente cliniche.
Nel lavoro "Risvolti di responsabilità nella gestione della visita in traumatologia orale" (Rini MS, Pepi M, Brady Bucci M, Argo A, D'Urso D. Dental Cadmos 2019;87/4:214-22), attraverso l’analisi delle diverse tipologie di trauma e degli schemi procedurali di approccio si cerca di individuare una terminologia comune riconosciuta, che permetta di identificare situazioni, interventi clinici, documentazione e valutazioni del trauma. I meccanismi lesivi si distinguono in traumi diretti (vestibolo-orali, apico-coronali, corono-apicali) e indiretti (oro-vestibolari, corono-apicali). Nel primo caso l’esito lesivo si esplica direttamente nella sede del traumatismo.Nella seconda ipotesi il trauma determina esiti negativi a distanza dal punto di impatto sia a livello dentale che, talora, osseo. La necessità di avere parametri comuni di riferimento ha portato a utilizzare sempre più frequentemente la classificazione dei traumi dentali di Andreasen del 2011. Questa si basa su quella dell’O.M.S. e applica i principi dell’International Classification of Diseases to Dentistry and Stomatology.
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