Denunciato il presidente CAO di La Spezia, per il PM ed il GIP non c’è reato. Confermata la legittimità dell’azione di verifica da parte dell’Ordine
Non commette reato di abuso di ufficio il presidente CAO che esegue attività di verifica non solo nei confronti degli iscritti ma anche di ambulatori odontoiatrici autorizzati.
A dirlo è prima il PM e poi il GIP di La Spezia (sezione Penale) chiamato a decidere se procedere dopo una denuncia avanzata dai legali della DP13 srl, ambulatorio odontoiatrico con sede presso il Centro Commerciale “Le Terrazze" di La Spezia, nei confronti del presidente CAO di La Spezia Sandro Sanvenero.
In particolare, si apprende dagli atti, la società “contesta alla Commissione Albo Odontoiatri di aver effettuato reiteratamente richieste di accesso agli atti e di partecipazione al procedimentoamministrativo relativo al rilascio a DP 13 dell'autorizzazione all'apertura di unanuova sede”.
I documenti richiesti dalla CAO La Spezia al Comune ed ASL, erano volti a poter esercitare l’azione di vigilanza affidata all’Ordine, ritenendo che i locali non avessero i requisiti previsti dalle leggi Regionali sulle Autorizzazioni sanitarie.
Accesso agli atti oggetto di un altro contezioso legale tra CAO e Comune, che lo aveva negato, e che ha visto confermare dal Consiglio di Stato la piena legittimità della Commissione Albo Odontoiatri di poter accedere agli atti per “vigilare sugli iscritti agli albi, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività professionale, compresa quella societaria, irrogando sanzioni disciplinari; non è prevista invece la facoltà di accedere agli atti e partecipare al procedimento volto alla concessione dell'autorizzazione all'apertura di sedi operative”. CAO La Spezia che ha poi impugnato l’autorizzazione sanitaria davanti al Tar che, legittimando la CAO ad insorgere giudiziariamente contro l’atto amministrativo, ha poi, nel merito, sentenziato la legittimità dell’autorizzazione. Sulla la sentenza giudicherà il Consiglio di Stato.
Per la società DP13 srl, “interloquire con i vari Enti preposti alla verifica e correttezza delle procedure necessarie per ottenere l’autorizzazione all’apertura di un centro odontoiatrico” non rientra tra le funzioni del presidente CAO.
Attività di verifica del presidente CAO che i legali della DP13 srl giudicano, invece, come “attività ostruzionistica” che ha di fatto “comportato un danno alla società DP13 che ha ricevuto l’autorizzazione ad aprile, da parte degli Enti preposti con un mese di ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge regionale ligure che impone un termine di 90 giorni per il compimento dell’istruttoria”.
“Si può facilmente pensare che le richieste di accesso agli atti e delucidazioni nel merito portate avanti dal presidente Sanvenero” -si legge nella querela presentata dal Legale Rappresentante di DP13 srl- abbiano di fatto rallentato la pratica di cui all’oggetto”. Un ritardo nella apertura che, viene ricordato, per la società ha comportato “un mancato guadagno” oltre che “un danno economico per le spese sostenute e un danno di immagine”.
Nella querela viene fatto presente che “non è la prima volta che il dott. Sanvenero si confronta con le società che operano nel settore odontoiatrico”, elencando alcune vicende precedenti che hanno riguardato l’Ordine di La Spezia e la società Vitaldent in tema di pubblicità, che avevano portato alla sospensione dall’Albo del loro direttore sanitario.Sospensione poi confermata anche dal Tribunale che, per il legale rappresentante di DP13 srl, “apriva la via a tutta una serie di procedimenti disciplinari portati avanti dalle CAO dei diversi Ordini Nazionali che si rendevano conto per la prima volta di avere in mano uno strumento formidabile per cercare di bloccare l’ascesa e lo sviluppo dei network nel mondo odontoiatrico”.
Inoltre, si legge sempre nella querela presentata in tribunale, il legale rappresentante della DP13 srl fa notare come il dott. Sanvenero, fino a quel momento “solo” presidente provinciale CAO, dopo la sanzione comminata al direttore sanitario Vitaldent sia stato eletto nella Commissione Nazionale CAO. “La Commissione -si legge- aveva ed ha nel proprio programma la guerra contro la pubblicità posta in essere dai centri odontoiatrici”.
Secondo quanto presentato nella memoria, la “guerra contro la pubblicità” sarebbe stata attivata perché i Network “rappresentano una concreta e pericolosa concorrenza confliggente con gli interessi al mantenimento di una attività medica e uno dei modi per opporsi allo sviluppo ed alla crescita degli stessi” Network. Memoria che elenca tutta una serie di procedimenti attivati dal presidente Sanvenero “nei confronti di direttori sanitari degli ambulatori odontoiatrici dei network ed in particolare su quelli del gruppo DentalPro”.
“Sembra allora evidente –continua la memoria- di come il Presidente stia abusando del proprio ruolo e del potere di vigilanza riconosciuto in capo al proprio Albo professionale”. “La conclusione dunque parrebbe quella di una battaglia personale, da parte del Presidente Sanvenero, che utilizzando strumenti fornitegli dalla legge, abusando dei suoi poteri, sfrutta la sua posizione fornitegli dalla legge, per limitare o comunque arginare lo sviluppo di quelle società che operano nel mondo odontoiatrico in aperta concorrenza con gli stessi medici privati”.
Di parere diverso sia il Pubblico Ministero che ha chiesto il “disporsi l’archiviazione del procedimento e la conseguente restituzione degli atti al proprio Ufficio”, ritenendo che “non pare potersi affermare la sussistenza in capo all’indagato del dolo intenzionale di danneggiare la persona offesa (e, con essa, la società Dental Pro), risultando che le condotte asseritamente “ostruzionistiche” rientravano nei poteri dell’indagato quale presidente della Commissione Albo Odontoiatri”; sia, in seguito all’opposizione fatta dai legali di DP 13 Srl, ilGIP che archivia il procedimento “per infondatezza della notizia di reato”.
Giudice che osserva come, “Anche ipotizando una violazione di legge, in ragione di una richiesta della Commissione Albo Odontoiatri, fondata su un potere di cui non era titolare, non è configurabile il delitto di abuso di ufficio in quanto detta violazione era semplicemente finalizzata ad accedere agli atti del procedimento e a parteciparvi, non avendo un contenuto tale da influire sulla posizione della società DP 13 (i ritardi possono al più essere ascritti all'autorità amministrativa, che rilasciava con ritardo l'autorizzazione, non mostrandosi in grado di gestire, anche in presenza di richieste di accesso e partecipazione infondate, in modo tempestivo il procedimento)”. Il TAR Liguria, nel caso concreto, ha riconosciuto la legittimazione e l’interesse ad agire da parte della CAO.
“Peraltro –continua la sentenza- anche dal punto di vista soggettivo, scopo della Commissione Albo Odontoiatri non era certo quello di ritardare il rilascio dell'autorizzazione, bensì di prendere parte al un procedimento amministrativo”.
Per quanto riguarda le altre accuse rivolte alla Commissione Albo Odontoiatri, ovvero di aver violato le disposizioni normative e di aver in tal modo instaurato procedimenti disciplinari infondati al solo fine di contrastare le attività pubblicitarie della DP 13, il GIP ritiene, “anche ipotizzando la veridicità di tali accuse” che “attengono a condotte non idonee ad integrare già dal punto di vista oggettivo, il delitto di abuso di ufficio, in quanto le asserite violazione attengono alla normativa secondaria e non a norme di legge: con la riforma dell'abuso di ufficio la trasgressione solo di norme di legge e non di altre disposizioni, di rango inferiore, è idonea a configurare tale delitto”.
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