L’Università di Trieste descrive per la prima volta un nuovo sistema di rilevazione del virus: un’ottima base per futuri studi epidemiologici o rilevazioni post mortem
Tracce di materiale genetico di Sars-Cov-2 sono state trovate nel tartaro dentale di ex pazienti COVID conclamati e in quello di persone con test negativo e sintomi “sospetti” (che siano stati o meno a contatto con casi accertati).
A rivelarlo uno studio pilota pubblicato su Clinical Oral Investigation (Springer) dall’Università di Trieste frutto della collaborazione interdisciplinare tra il Dipartimento di Scienze Mediche - Clinica di Chirurgia Maxillofacciale e Odontostomatologia ASUGI (Federico Berton, Katia Rupel, Matteo Biasotto, Roberto Di Lenarda) e il Dipartimento di Scienze della Vita di UniTS (Fiorella Florian, Alberto Pallavicini).
Uno studio in via di sviluppo che potrebbe offrire un’ottima base per futuri studi epidemiologici o rilevazioni post mortem in quanto il tartaro, spiegano i ricercatori, potrebbe essere utilizzato come cartina di tornasole” della diffusione della pandemia ancor più affidabile dei test attualmente utilizzati.
“Il tartaro risultato della mineralizzazione della placca dentale –spiegano i ricercatori-, rappresenta infatti una sorta di memoria fossile del microbioma orale, tanto da essere utilizzato anche in studi archeologici. Analizzando la dentatura di uomini o animali vissuti in passato è possibile riscostruirne non solo la dieta alimentare ma anche appunto le malattie sofferte”.
Il lavoro ha sfruttato la tecnologia RT-PCR per l’estrazione di RNA virale dal tartaro, un substrato mai esplorato prima nello studio di COVID – 19 ed è stato condotto su un campione limitato di 12 soggetti.
Cinque di questi con precedente diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 ottenuta mediante test del tampone nasofaringeo e successivamente guariti entro due mesi prima dello studio (POS).
Due individui contattati con un positivo che ha sviluppato un lieve sintomi ed erano negativi al test del tampone nasofaringeo (SUSP).
Cinque individui sani che hanno negato i contatti con soggetti positivi e avevano tamponi nasofaringei (CTRL) negativi. Tutti i soggetti sono stati sottoposti a prelievo di tartaro eseguito con curette sterili.
I campioni sono stati analizzati eseguendo analisi di reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa in tempo reale dopo l'estrazione e l'amplificazione degli acidi nucleici. È stato utilizzato il test RdRp Institut Pasteur IP2 poiché, viene spiegato, studi precedenti hanno dimostrato la sua elevata sensibilità e specificità. I risultati hanno mostrato che l'RNA SARS-CoV-2 è stato rilevato in tutti i soggetti POS, nei due soggetti SUSP e uno tra i soggetti CTRL. Inoltre, uno dei soggetti POS è risultato negativo al test sierologico mentre gli altri quattro soggetti hanno sviluppato anticorpi IgG specifici. I campioni sono stati ulteriormente analizzati utilizzando il test CDC N1, confermando la presenza di RNA SARS-CoV-2 in un soggetto POS. La presenza di RNA SARS-CoV-2 è stata confermata dal sequenziamento genomico degli ampliconi ottenuti attraverso RdRp Institut Pasteur IP2. Il sequenziamento di Sanger è stato eseguito presso le strutture di Eurofins Genomics.
“E’ importante sottolineare che la presenza di tracce del virus nel tartaro non significa che i pazienti al momento della rilevazione fossero malati o potessero trasmettere l’infezione –spiegano i ricercatori- ma offre un’indicazione sicura dell’avvenuto contatto con l’agente patogeno”.
Sottolineando che saranno necessari ulteriori studi per definire l'affidabilità, il rapporto costo/efficacia e l'idoneità del metodo per studi epidemiologici su larga scala o analisi post mortem, e che lo studio “abbia alcune limitazioni dovute al piccolo numero di campioni”, gli autori ritengono che l’interesse del Lavoro “risieda nel fatto che sia il primo a descrivere la presenza di RNA SARS-CoV-2 nel tartaro dentale”.
Per approfondire:
Dental calculus—a reservoir for detection of past SARS-CoV-2 infection. Federico Berton, Katia Rupel, Fiorella Florian, Matteo Biasotto, Alberto Pallavicini & Roberto Di Lenarda. Clinical Oral Investigations (2021)
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