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21 Settembre 2021

Ambulatori odontoiatrici ed obbligo vaccinale: le responsabilità del direttore sanitario

CAO Milano fornisce chiarimenti su compiti e responsabilità di verifica e sul ruolo del Direttore sanitario qualora venga a conoscenza che un collaboratore della struttura non è vaccinato


Continuano i dubbi e le necessità di dare dei chiarimenti, che non sempre possono essere definitivi vista “farraginosità” della norma che obbliga i sanitari a vaccinarsi, in tema di obbligo vaccinale per i sanitari. 

Ci prova CAO Milano, pubblicando una nota sul proprio sito, cercando di rispondere al dubbio su chi, all’interno della struttura sanitaria privata, sia eventualmente autorizzato a verificare il sussistere delle condizioni necessarie allo svolgimento delle relative prestazioni e le eventuali responsabilità del direttore sanitario. 

Per la CAO milanese l’articolo 4 del Decreto legge 1 aprile 2021, n. 44 attribuisce a diversi soggetti (singoli professionisti, strutture sanitarie, sociosanitarie e socio assistenziali, Ordini professionali, ATS,...) compiti e responsabilità.

Queste quelle elencate dalla CAO Milano: 

  • trasmissione a Regioni degli elenchi di tutti gli iscritti da parte degli Ordini professionali; 
  • trasmissione a Regioni degli elenchi degli operatori di interesse sanitario che sono dipendenti da parte dei datori di lavoro;
  • verifica da parte delle Regioni dello stato vaccinale dei soggetti rientranti negli elenchi e comunicazione nominativi alle Asl; 
  • invito delle Asl (ATS) a presentare la documentazione concernente l'obbligo/adempimento; 
  • invito delle Asl (ATS) a coloro che non hanno presentato i documenti a vaccinarsi; 
  • adozione atto di accertamento e sospensione da parte delle Asl (ATS).

Chiarito questo la CAO Milano “desume” che “lo stato vaccinale di coloro i quali prestano servizio presso strutture sanitarie private può e deve essere verificato dalle Regioni attraverso l’elenco trasmesso dagli Ordini professionali e dai datori di lavoro, questi ultimi limitatamente agli operatori di interesse sanitario che sono anche dipendenti”.

In tema di verifiche, per la CAO milanese l’unico soggetto “legittimato ad accertare l'eventuale inosservanza dell'obbligo vaccinale è, secondo il disposto di legge, l’ATS territorialmente competente, la quale adotta un proprio atto che determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2”. L’intervento degli Ordini professionali, viene ricordato nella nota, “ha natura di mera presa d’atto da cui deriva la necessaria pubblicità nell’ Albo professionale detenuto”. 

Tornando alle responsabilità del direttore sanitario la CAO milanese, sottolineano che fino alla comunicazione dell’accertamento dell’ATS del mancato obbligo vaccinale del professionista iscritto all’Albo questo può “legittimamente esercitare, “è opportuno che il datore di lavoro/Direttore sanitario della struttura invii a tutto il personale soggetto all’obbligo vaccinale una comunicazione nella quale si rammentano i doveri che derivano dal Decreto Legge 44/2021”. 

Nel caso in cui il datore di lavoro/Direttore sanitario abbia spontanea notizia scritta o, sebbene orale, resa pubblicamente dal diretto interessato del mancato assolvimento dell’obbligo vaccinale –continua la nota della CAO Milano- non disponendo di alcun potere di accertamento, nelle more dell’eventuale relativo provvedimento della ATS, potrà cautelarsi inviando comunicazione alla stessa con richiesta di una urgente verifica dello status del professionista, diffidando nel contempo quest’ultimo dal proseguire nella sua attività in presenza di pazienti qualora la notizia fosse fondata”. 

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