Dalla discussione sulle Linee guida europee sulla parodontite l’invito a curare i denti naturali e considerare l’implantologia l’estrema soluzione
Che la parodontite sia la causa principale della perdita dei denti è un dato di fatto confermato dai dati delle ricerche scientifiche ed anche dei sondaggi, tra gli ultimi quello della Doxa che indica come il 25% tra i 65-74enni non può più vantare nessun dente proprio, fino ad arrivare a oltre il 50% tra gli over 75.
Gli italiani con una parodontite grave sono almeno 3,5 milioni, circa il 15% dei 25-30 milioni di italiani con un’infiammazione gengivale.I dati sono emersi durante il XXII Congresso Nazionale SIdP svoltosi questo fine settimana a Rimini che ha registrato oltre 2mila partecipanti aprendo la “stagione post Covid” degli eventi dal vivo per il settore odontoiatrico.
Tra i tanti temi discussi anche l’anticipazione delle nuove Linee Guida europee sulla parodontite di IV stadio, in via di pubblicazione.
“Una diagnosi e una presa in carico tempestive, unite a tecniche all’avanguardia, rendono oggi possibile salvare le gengive e scongiurare un’ulteriore perdita dei denti”, hanno ricordato gli esperti. “A oggi uno degli obiettivi più importanti e una delle sfide principali per ciascuno odontoiatra è quello di conservare più a lungo possibile gli elementi dentali naturali, fino ad accompagnare l’intera vita di ciascun individuo – commenta Nicola Sforza, presidente SIdP – Ciò significa innanzitutto promuovere la prevenzione primaria, adottando una buona igiene orale che, se associata a un corretto stile di vita e a controlli periodici dal dentista, permette di mantenere la salute della bocca a 360° e individuare eventuali problematiche allo stadio iniziale”.
Massima attenzione e cura, sottolineano da SidP, va riservata ai pazienti con malattie sistemiche come il diabete.La minaccia è la malattia paradontale che “va a colpire le fondamenta” dei denti e comporta la loro perdita, ricorda il presidente Sforza aggiungendo che l’obiettivo fondamentale deve sempre essere la cura affinché durino nel tempo.
“Gli impianti – continua il presidente SidP- pur rappresentando una modalità straordinaria per sostituire i denti mancanti, devono essere utilizzati soltanto una volta che il paziente è guarito dalla parodontite, per evitare che anche i tessuti intorno agli impianti possano ammalarsi fino alla perdita degli stessi”.
Le nuove Linee Guida europee sottolineano che per il trattamento della parodontite di stadio più grave è indispensabile che siano coinvolte più competenze professionali e che sia massima la personalizzazione dell’intervento in base allo scenario clinico, alle evidenze scientifiche, ma anche a fattori extraclinici come le aspettative riabilitative del paziente, le sue disponibilità di tempo ed economiche e anche in base all’abilità e alla formazione dell’operatore.
"La parodontite di IV stadio deve essere affrontata con terapie interdisciplinari che richiedono la collaborazione di parodontologi e igienisti, ortodontisti, endodontisti, restauratori e protesisti oltre che laboratori odontotecnici all’avanguardia, per garantire cure adeguate, appropriate e potenzialmente durature a lungo termine – aggiunge Luca Landi, past president SIdP – Il primo passo però è sempre la risoluzione dell’infiammazione che provoca la parodontite: oggi è possibile spostare anche i denti che hanno perso più di metà dell’osso di supporto ma la terapia ortodontica, che consente anche una resa estetica ottimale, non può essere condotta se prima non si mette in sicurezza il tessuto gengivale di sostegno”.
L’appello di SIdP ai colleghi è quello di non operare scelte drastiche che semplifichino il problema, togliendo denti salvabili e sostituendoli con impianti, ma puntando invece, ove possibile, a trattamenti interdisciplinari con il salvataggio dei denti e l’impiego di impianti per sostituire quelli persi, o in alternativa al salvataggio di alcuni denti e all'impiego di protesi parziali mobili senza ricorrere agli impianti, in base alla valutazione dei fattori clinici ed extraclinici relativi al paziente la cui centralità, nel piano di trattamento deve essere sempre garantita.
“Così facendo si possono ridurre gli enormi costi medici e sociali della parodontite di IV stadio e dell’invalidità che questa provoca – conclude Sforza – Ovviamente la vera sfida è evitare che il paziente arrivi a una parodontite grave, migliorando la prevenzione primaria e secondaria: non curare la gengivite, non diagnosticare una parodontite lieve o moderata e attendere che si arrivi alla parodontite di stadio IV è un azzardo medico, sociale ed economico oltre che una grave mancanza da un punto di vista etico. L’adeguata applicazione delle linee guida per la terapia della parodontite di stadio I-II e III può e deve evitare che i pazienti arrivino a perdere molti denti o si ritrovino completamente senza denti, come ancora sta succedendo oggi in Italia in cui oltre il 50% degli over 75 non può vantare denti propri”.
Photo Credit: pagina Facebook SIdP
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