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01 Giugno 2022

Diagnosticare le OSAS utilizzando la CBCT

Per l’identificazione dei fattori anatomici predisponenti all’OSAS vengono impiegate varie tecniche di imaging, tra cui la più utilizzata è la Tomografia Computerizzata a Fascio Conico

dott.ssa Francesca Giaccaglia

Sezione sagittale di CBCT che mostra un’importante ipertrofia adenoidea in un paziente pediatricoSezione sagittale di CBCT che mostra un’importante ipertrofia adenoidea in un paziente pediatrico

La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS) è un disturbo caratterizzato da ricorrenti episodi di costrizione delle vie aeree durante il sonno. Molti fattori possono predisporre all’OSA e vengono suddivisi in anatomici e non anatomici.

Tra i fattori anatomici vanno annoverate tutte quelle condizioni che possono ridurre la pressione intraluminale o, di contro, aumentare la pressione extraluminale. La riduzione della pressione intraluminale può essere dovuta a un incremento delle resistenze nasali, per esempio in presenza di polipi nasali o ipertrofia dei turbinati nasali, o a una lunghezza maggiore della via aerea legata a una dislocazione caudale dell’osso ioide.

Dall’altro lato, un incremento della pressione extraluminale può essere associato a un minore volume della compagine ossea (micrognazia, contrazione mascellare ecc.) o a un aumentato volume dei tessuti molli circostanti (ipertrofia adenoidea, ipertrofia tonsillare ecc.).

La diagnosi di OSAS non può prescindere dall’esecuzione di una polisonnografia (PSG), necessaria per determinare la presenza della patologia e il suo grado di severità; nel corso degli anni sono stati tuttavia proposti numerosi strumenti ausiliari, sia a fini diagnostici che di screening.

Per l’identificazione dei fattori anatomici predisponenti all’OSAS vengono impiegate varie tecniche di imaging, tra cui la più utilizzata, in particolare negli ultimi anni, è senza dubbio la Tomografia Computerizzata a Fascio Conico (CBCT - Cone Beam Computed Tomography). 

L'utilizzo della CBCT
La CBCT fornisce immagini dettagliate e tridimensionali dell’intero massiccio facciale, limitando al massimo, rispetto alle metodiche bidimensionali, le sovrapposizioni tra le diverse strutture e la distorsione dell’immagine. Viene quindi ampiamente utilizzata per la valutazione delle vie aeree superiori e l’identificazione dei fattori predisponenti di natura anatomica in pazienti con OSAS, siano essi adulti o pediatrici.

Nei pazienti adulti la CBCT viene abitualmente richiesta come ausilio diagnostico per l’identificazione di svariati fattori anatomici predisponenti allo sviluppo di OSAS; inoltre, viene impiegata sempre più di frequente dagli odontoiatri che trattano i pazienti con OSAS mediante dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD) per indagare lo stato di salute dei condili e dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), che verrà sollecitata da tale terapia. Essa trova, infine, una grande utilità nella programmazione delle procedure chirurgiche, sia di tipo otorinolaringoiatrico che maxillo-facciale, e nella simulazione dei risultati mediante appositi software.

Nei soggetti pediatrici, invece, il principale fattore anatomico da ricercare è senza dubbio l’ipertrofia adeno-tonsillare; a differenza di quanto accade con i pazienti adulti, per limitare l’esposizione a radiazioni ionizzanti in questi casi si tende sempre più spesso a esaminare eventuali esami di imaging eseguiti in precedenza, senza richiedere una CBCT apposita.  

Conclusioni
Pur presentando numerosissime utilità, la CBCT va sempre considerata come semplice ausilio diagnostico; si tratta, infatti, di un esame condotto su paziente vigile e in posizione eretta, che può pertanto fornire solo un’immagine indicativa, insufficiente a determinare la presenza o l’assenza di patologia.

Alla luce di quanto discusso, si può affermare che una CBCT andrebbe sempre richiesta a un paziente adulto con diagnosi o forte sospetto clinico di OSAS prima di cominciarne il trattamento; in ambito pediatrico, invece, non andrebbe richiesta di routine a un soggetto con diagnosi o forte sospetto clinico di OSAS, ma andrebbe esaminata approfonditamente se disponibile.  

La versione integrale dell’articolo è stata pubblicata sul numero 1/2022 della rivista Sleep Medicine in Dentistry Journal.

di Francesca Giaccaglia, libera professionista in Padova

 
 

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