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21 Luglio 2022

Farmaci anticoagulanti e odontoiatria

La differenza tra anticoagulanti ed antiaggreganti e come comportarsi in caso il paziente assuma un TAO o un NAO. Quali le prestazioni a rischio e come comportarsi con la prescrizione di altri farmaci

di Arianna Bianchi


I farmaci anticoagulanti sono tra i farmaci più frequentemente prescritti, poiché indicati per il trattamento o la prevenzione di patologie o eventi cardiovascolari, quali le trombosi, l’embolia polmonare, la fibrillazione atriale o l’infarto.Per tale motivo, anche gli esperti della salute della bocca devono conoscerne anche i relativi effetti, perché questi potrebbero avere delle ripercussioni anche a livello del cavo orale. Anche questo aspetto viene approfonditi nel volume “Guida pratica all’uso dei farmaci odontoiatrici per algoritmi” (Edizioni Edra)”.

Ma quali sono i rischi che possono correre i pazienti che assumono questi farmaci e che si sottopongono a interventi odontoiatrici? 

L’effetto collaterale più comune è ovviamente un aumento del sanguinamento.  

Perciò, se il paziente assume anticoagulanti, è bene che l’odontoiatria – prima di qualsiasi intervento che comporti il rischio di sanguinamento (estrazioni, posizionamento di impianti oppure la “semplice” ablazione del tartaro) – valuti quello che viene definito come INR (International Normalized Ratio). Questo parametro, valutabile attraverso un prelievo ematico, fornisce un’indicazione sulla capacità coagulativa del paziente. Se il valore dell’INR si attesta tra 2 e 3, è possibile effettuare gli interventi sopracitati in ambulatorio. Se invece il valore risulta essere più alto, sarebbe più opportuno riferire il paziente a strutture ospedaliere oppure interfacciarsi col medico specialista (o con il medico di medicina generale) che abitualmente segue il paziente per valutare eventuali aggiustamenti della terapia.  

Tutto ciò in realtà vale solo per i cosiddetti TAO (Terapia Anticoagulante Orale), a cui appartengono gli anticoagulanti cumarinici (Warfarin e Acenocumarolo).  

Da qualche anno ormai sono però diffusi sul mercato i NAO (Nuovi Anticoagulanti Orali), per i quali non è necessaria la valutazione dell’INR prima di procedere a interventi che comportino un rischio di sanguinamento. 

Tra questi farmaci rientrano il Dabigatran, il Rivaroxaban, l’Apixaban e l’Edoxaban.  Sia che il paziente assume anticoagulanti cumarinici sia che sia in terapia con un NAO, è necessario comunque adottare alcune accortezze, su tutte il controllo dell’emostasi locale che può essere favorita tramite la semplice compressione, servendosi all’occorrenza anche di cellulosa ossidata o di acido tranexamico.  Importante, poi, è non confondere gli anticoagulanti con gli antiaggreganti.  

I primi, infatti, agiscono direttamente sulla cascata coagulativa (con meccanismi diversi a seconda del fatto che si tratti di TAO o di NAO), mentre i secondi svolgono la loro azione sull’aggregazione piastrinica.  

Per quanto riguarda le “accortezze” da avere quando si effettua un intervento odontoiatricoanche per gli antiaggreganti valgono le stesse indicazioni fornite per gli anticoagulanti. È sempre poi opportuno consultare il medico che ha in cura il paziente, soprattutto in caso di interventi di una certa rilevanza e invasività, per valutare una eventuale sospensione del farmaco antiaggregante.  

Per concludere, un “occhio di riguardo” deve essere riservato anche ai farmaci che possono essere prescritti ai pazienti in terapia anticoagulante/antiaggregante. 

È da sconsigliare la prescrizione di farmaci appartenenti alla categoria del FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), poiché anch’essi possono avere delle ripercussioni sulla cascata coagulativa, rischiando quindi di aumentare il rischio di sanguinamento.Sono invece considerati sicuri gli antibiotici (penicilline, cefalosporine e clindamicina). 


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