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05 Giugno 2024

Demografia e odontoiatria: occorre governare i cambiamenti e non subirli

Al IX workshop di economia in odontoiatria ANDI il professore dell’Università Cattolica, Alessandro Rosina, presenta il quadro e le prospettive demografiche della professione e dell’Italia

Maria Elisabetta Gramolini

L’Italia, più di altri Paesi in Europa, si trova in mezzo a un grande cambiamento demografico che avrà conseguenze sulla sostenibilità del welfare e sullo sviluppo delle professioni, comprese quelle sanitarie.
A spiegarlo è Alessandro Rosina, ordinario di demografia all’Università Cattolica, intervenuto durante il IX Workshop di economia in odontoiatria, tenuto a Roma, nell’ambito del Congresso dell'ANDI.  Viviamo – spiega il docente – sempre più a lungo, ciò mostra ampie possibilità di sviluppo”. Questi anni di vita in più, tuttavia, vanno riempiti di qualità: “il tema – sostiene – fa parte ormai delle economie avanzate”. 


Siamo nel mezzo di un grande cambiamento dell’umanità poiché la popolazione anziana aumenta, mentre diminuisce la fascia dei giovani. In tutti i Paesi europei, ad oggi, il numero medio dei figli per donna è sotto il due, ovvero, il livello di equilibrio, poiché per ogni coppia di genitori c’è un ricambio. “In Italia – osserva Rosina – la situazione è accentuata perché, mentre la media dell’Unione europea è di 1,5 figli per donna, da 40 anni nel nostro Paese il numero è sotto questa media e le previsioni sono peggiorative. Come la Francia, abbiamo la stessa quantità di anziani che va a crescere, ma a differenza del Paese d’Oltralpe, in Italia si è creato un vuoto particolarmente interessante nella fascia più giovane”. 


Odontoiatri, il livellamento è verso il basso

Guardando nello specifico alla professione odontoiatrica, si vede che la fascia dei dentisti con un’età compresa fra i 35 e i 39 anni è in riduzione e in relazione alla tendenza nella popolazione generale. In particolare, nel confronto fra gli anni 2012 e 2022, osserviamo uno spostamento verso il basso degli uomini, con un crollo inedito fra i 45 e i 60 anni e un boom della popolazione over 60, accentuato dalla componente dei professionisti ancora in attività, sebbene in pensione. Anche la professione, quindi, “sta subendo – commenta il docente – la trasformazione osservata nella popolazione generale che trascina verso il basso le nuove generazioni”. 


Buone notizie dalle donne

Per le donne dentiste, che rappresentano ancora meno della metà del totale dei dentisti attivi, le dinamiche osservate sono positive: “non c’è un livellamento verso il basso – spiega il docente – ma una consistenza che mantiene la fascia più giovane. La tendenza al riequilibrio di genere nella professione sta infatti ringiovanendo la popolazione”.  


Scenari futuri

Se vogliano non subire i cambiamenti, occorre governarli e anticipare le risposte”, suggerisce il professor Rosina. Bisogna, inoltre, considerare che i Paesi europei non vivono le stesse condizioni: la Francia, per esempio, sta agendo con politiche sull’immigrazione e familiari. L’Italia invece è impelagata in un circolo vizioso: da trent’anni, la popolazione diminuisce e da dieci non basta più l’immigrazione a coprire i vuoti. “Nel 1950 – sottolinea – l’italiano medio era un trentenne, oggi è un 50enne mentre nel 2050 sarà un over 70”. 


Le leve su cui agire

La sfida descritta dal demografo è di quelle da cui non è possibile sottrarsi: “da una parte, la popolazione anziana rappresenterà un mercato a cui dare risposte di salute, dall’altra, avremo una forza lavoro più ridotta”. Occorre quindi agire su alcune leve. La prima è l’investimento qualitativo sui giovani. “Sono pochi – evidenzia l’esperto – ma possiamo prepararli, dotarli di strumenti per farli diventare parte attiva. La seconda leva è la quota di occupazione femminile, che oggi vede uno scarto del 18% con quella maschile, su cui abbiamo margine per agire. Altra leva sono le nuove tecnologie da usare bene in combinazione con l’entrata nel lavoro dei giovani. Poi c’è l’immigrazione, per la quale potremmo prendere spunto dalla Germania che sta lavorando sulla formazione per l’inserimento nel mercato del lavoro. La quinta e ultima leva è l’allungamento della vita attiva. Non basta però – conclude – agire su una sola, serve la combinazione di tutte”. 


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