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21 Gennaio 2026

Realizzazione di protesi in studio: attenzione alle microplastiche

Le procedure di fresaggio dei materiali resinosi si configurano come fonte di esposizione critica per pazienti e operatori. Nessun problema invece per l’usura protesica, condizionata però dall’invecchiamento dei materiali


microplastica

Le microplastiche sono diventate tutt’altro che un problema ambientale astratto. Nel dibattito dei possibili fattori di inquinamento entra anche lo studio odontoiatrico non solo per le questioni ambientali, ma come possibile conseguenza di procedure quotidiane.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Hazardous Materials, ha analizzato in modo approfondito la presenza, la diffusione e gli effetti biologici delle microplastiche generate durante l’uso delle protesi dentarie e, soprattutto, durante il fresaggio dei materiali resinosi in ambito clinico, evidenziando criticità

Lo studio

Lo studio nasce dalla constatazione che l’odontoiatria moderna fa largo uso di materiali plastici e resinosi e che, nonostante ciò, l’esposizione a microplastiche per pazienti e operatori è stata finora poco indagata.  Gli autori fanno notare come l’esposizione a microplastiche durante le procedure odontoiatriche è un rischio possibile ma raramente considerato nella pratica clinica, soprattutto oggi che molte delle lavorazioni di realizzazione di dispostivi protesici vengono fatte direttamente in studio.

Microplastiche rilasciate durante l’utilizzo delle protesi

La ricerca ha simulato l’utilizzo reale delle protesi rimovibili, immergendole in saliva artificiale per sette giorni e riproducendo le principali modalità di igiene quotidiana, dallo spazzolamento all’uso di pastiglie detergenti, fino al semplice risciacquo. I risultati sono rassicuranti nel breve periodo: la quantità di microplastiche rilasciate è risultata minima e inferiore a dieci particelle per litro di saliva artificiale, senza differenze significative tra i diversi metodi di pulizia. Questo dato suggerisce che, almeno nella fase iniziale di utilizzo, i materiali protesici a base di PMMA mostrano una buona stabilità.

Secondo i ricercatori, “le procedure di pulizia delle protesi non determinano un rilascio significativo di microplastiche nella fase precoce di utilizzo”, anche se viene precisato che l’invecchiamento del materiale e l’uso prolungato potrebbero modificare questo scenario nel tempo.

Il problema nasce dal fresaggio in studio

Il quadro cambia radicalmente quando l’attenzione si sposta sulle procedure di fresaggio dei materiali resinosi. La simulazione del fresaggio in ambiente clinico ha evidenziato la produzione di una quantità elevata di microplastiche, soprattutto con dimensioni comprese tra 20 e 100 micrometri, quindi facilmente inalabili. Le particelle risultano più concentrate nelle immediate vicinanze dell’operatore, con una deposizione significativamente maggiore a 25 centimetri dal punto di lavorazione.

I materiali individuati comprendono PMMA, copolimeri acrilici e MBS, componenti ampiamente utilizzati nella realizzazione di protesi e restauri. Come spiegano gli autori, “anche brevi operazioni di fresaggio sono sufficienti a generare una quantità rilevante di polvere microplastica”, configurando un potenziale rischio per il personale odontoiatrico.

Lo studio ha inoltre documentato l’accumulo di microplastiche nell’ambiente dello studio dentistico.

I campionamenti effettuati sulle unità operative durante una giornata clinica hanno mostrato valori di deposizione nettamente superiori rispetto a quelli tipici degli ambienti indoor comuni, con concentrazioni che in alcuni casi superano le 20.000 particelle per metro quadrato al giorno. Le unità effettivamente utilizzate durante le terapie presentano livelli molto più elevati rispetto a quelle inattive, a conferma del legame diretto tra attività clinica e dispersione di microplastiche. “Le procedure odontoiatriche rappresentano una fonte significativa di particolato microplastico aerodisperso”, osservano i ricercatori, evidenziando come queste particelle possano depositarsi su superfici, strumenti e arredi dello studio.

Particolarmente rilevanti sono i dati relativi agli effetti biologici delle microplastiche generate dal fresaggio. Nei test in vitro, gli estratti delle particelle hanno ridotto la vitalità delle cellule epiteliali orali e aumentato la produzione di specie reattive dell’ossigeno, indicando uno stato di stress ossidativo. Allo stesso tempo è stata osservata un’attivazione della risposta infiammatoria nei macrofagi, con un aumento delle citochine pro‑infiammatorie e una riduzione di quelle anti‑infiammatorie.

Secondo quanto riportato dagli autori, “le microplastiche derivate dalle procedure odontoiatriche sono in grado di indurre infiammazione e stress ossidativo in modo dose‑dipendente”, un dato che solleva interrogativi sui possibili effetti di un’esposizione cronica, soprattutto per gli operatori che lavorano quotidianamente in prossimità della fonte.

Le attenzioni da dedicare

Pur confermando la relativa sicurezza dei materiali protesici nel breve periodo, lo studio richiama l’attenzione sulla necessità di controllare la produzione e la dispersione di polveri durante il fresaggio dei materiali resinosi. L’uso sistematico di dispositivi di protezione individuale, il miglioramento dei sistemi di aspirazione e ventilazione e una maggiore consapevolezza del problema vengono indicati come misure fondamentali per ridurre l’esposizione.  

La gestione delle microplastiche dovrebbe essere considerata parte integrante della sicurezza sul lavoro in odontoiatria”, indicano i ricercatori. Questa ricerca fornisce una fotografia di un problema emergente, mostrando come le microplastiche non siano solo un tema ambientale generale, ma una realtà concreta all’interno dello studio dentistico. Se l’uso delle protesi non sembra rappresentare un rischio immediato, le procedure di fresaggio dei materiali resinosi si configurano come la principale fonte di esposizione per pazienti e operatori.  

A questo link la ricerca completa.

Nota: immagine realizzata con IA


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