Crescono incidenza, fattori di rischio e diagnosi tardive. Gli esperti: “Servono più attenzione e controlli”
L’incremento dei tumori del distretto testa-collo rappresenta un fenomeno ormai documentato e in forte espansione. I dati indicano una crescita del 300% negli ultimi 30 anni, con un incremento particolarmente evidente dei carcinomi del cavo orale, che oggi colpiscono sempre più spesso anche pazienti tra 30 e 40 anni.
A riportare i dati, allarmati, è il Corriere della Sera nella sezione “Corriere Salute”, in un articolo firmato da Vera Martinella, che raccoglie le voci dei massimi specialisti italiani. Un segnale importante, perché il quotidiano nazionale sottolinea come questa emergenza sia già tema centrale nei congressi medici, pur restando ancora poco conosciuta dall’opinione pubblica.
Anche se sappiamo l'incessante lavoro che Associazioni e Società scientifiche del settore odontoiatrico continuano a fare per sensibilizzare cittadini e professionisti. L’articolo del Corriere va in questo senso, dimostrando quanto ancora ci sia da fare.
Fattori di rischio: fumo, alcol, Hpv e igiene orale
L’articolo ricorda come le principali cause dei tumori del cavo orale sono fumo e alcol, responsabili del 75% delle neoplasie. Alla base c’è un effetto sinergico: chi fuma e beve ha un rischio moltiplicato in maniera esponenziale.
A crescere è anche la quota di tumori legati al Papillomavirus (Hpv), in particolare nei carcinomi dell’orofaringe, che colpiscono sempre più persone tra i 40 e i 50 anni. La diffusione dell’infezione – per la quale è oggi disponibile un vaccino altamente efficace – spiega buona parte dell’aumento nei soggetti più giovani.
Un altro elemento evidenziato nell’articolo riguarda la cattiva igiene orale e le patologie associate. Protesi trascurate, parodontite e infezioni come la candidosi orale possono favorire risposte infiammatorie che incrementano il rischio oncologico.
Diagnosi ancora troppo tardive
La situazione diagnostica è uno dei punti più critici. Secondo Mohssen Ansarin, direttore della Divisione di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Cefalica dell’Istituto Europeo di Oncologia, i tumori del cavo orale vengono individuati troppo tardi in sei casi su dieci.
Il risultato è che molti pazienti accedono a trattamenti invasivi e sappiamo bene con quali conseguenze. L’articolo, per sensibilizzare ricorda come il tasso di sopravanza a 5 anni sia dell’80-90% se la diagnosi è precoce, mentre cala drasticamente sotto il 40% se la diagnosi e tardiva.
I sintomi-spia da non trascurare
Nell’articolo viene ricordato come, spesso, i segnali di una possibile insorgenza della forma tumorale sono visibili e rilevabili anche durante una visita odontoiatrica. Tra i principali campanelli d’allarme vengono indicati:lesioni bianche o rosse;tumefazioni, escrescenze, aree ispessite;ulcerazioni che non guariscono spontaneamente;bruciore persistente della lingua.
“Se un sintomo persiste per più di tre settimane, parlane con il medico”, viene consigliato citando la campagna europea Make Sense Campaign ribadisce una regola chiara.
Ripotando una dichiarazione di Franco Ionna, vicepresidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica, viene sottolineato come la difficoltà di intercettare precocemente il tumore del cavo orale, sta nel fatto che i sintomi sono comuni e spesso scambiati per disturbi banali. Riconoscerli, viene ribadito, “può significare salvarsi la vita”.
In caso di lesioni sospette, ricorda Ansarin, il percorso diagnostico deve prevedere una biopsia, unico strumento in grado di definire con certezza la natura della lesione.
Consigli per i pazienti
Questi i consigli dati dal Corriere ai cittadini, consigli che odontoiatri ed igienisti dentali dovrebbero riportare a tutti i propri paziente:abolire fumo e ridurre l’uso di alcol;mantenere una corretta igiene orale, soprattutto in presenza di protesi;trattare rapidamente condizioni come candidosi e parodontite;seguire una dieta ricca di frutta e verdura, fonti di vitamine A e B;aderire al vaccino anti-Hpv, quando indicato;non ignorare lesioni o fastidi che persistono oltre tre settimane.
A questo link l’articolo su Il Corriere della Sera
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