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13 Ottobre 2014

La mafia investe nel franchising odontoiatrico. L'Eurispes lancia l'allarme


La denuncia arriva dall'istituto di ricerca Eurispes che ha presentato -sabato scorso durante l'incontro "Fotografiamo la nostra professione" promosso dall'AIO- i dati di una indagine sulle norme che regolamentano la professione di cui Odontoiatria33 vi aveva dato una anticipazione.

Per l'istituto di ricerca, il proliferare delle catene odontoiatriche in franchising ed il conseguente ingresso delle società di capitale, grazie anche a norme che hanno facilitato questo, ha trasformato il settore in un "un business gestito da investitori privati che spesso nulla hanno in comune con l'odontoiatria o la medicina".

E proprio il proliferare "del mercato del franchising odontoiatrico", ha sottolineato Eurispes, "ha attirato anche l'attenzione della criminalità organizzata".

"Le indagini condotte dalle Forze dell'ordine -spiegano dall'istituto di ricerca- hanno recentemente fatto emergere che affiliati alla 'ndrangheta, al fine di riciclare denaro sporco, hanno investito in questo settore".
"Le informazioni disponibili, sia pure ancora non ufficiali", precisano da Eurispes, "segnalano nelle diverse regioni italiane, soprattutto in quelle del Nord, una nuova e sensibile attenzione della criminalità organizzata ad un settore che viene considerato particolarmente attraente e possibile fonte di nuovi investimenti e consistenti guadagni".

Si tratta di un sistema ormai rodato dalle mafie che agiscono, come già segnalato dall'Eurispes in diversi studi, come vere e proprie holding finanziarie, individuano i business emergenti e i settori più fiorenti investendo somme ingenti di denaro.
Insomma si attivano meccanismi di money laundering: si investe nel mercato "sano", in settori dove la domanda è alta, se ne trae un guadagno sicuro e "pulito", e si genera un flusso economico difficile da rintracciare.

L'allarme lanciato da Eurispes trova conferme anche da parte di AIO.

" Sembra probabile che nel territorio si delineino altre situazioni attenzionate dalle Forze dell'Ordine e non possiamo che osservare con preoccupazione la parabola anomala di alcune strutture imprenditoriali odontoiatriche non riconducibili a persone fisiche: le si vede nascere con gran battage pubblicitario, e sparire in media entro tre anni perché la benzina è esaurita", dice ad Odontoiatria33 Pierluigi Delogu presidente nazionale AIO.

"Il primo anno -continua Delogu citando le testimonianze dei colleghi- queste strutture attestano una buona performance: clientela che arriva per la novità, e che presenta una gamma di domande varia e da soddisfare complessivamente in un arco di oltre un anno. Insomma, un effetto "boot-starter" con un pacchetto di pazienti, e per ciascuno di essi un pacchetto di terapie. I pazienti vengono puntualmente indirizzati ad una finanziaria che anticipa alla struttura il pagamento delle prestazioni e poi a rate chiede la restituzione del prestito. Poi negli anni successivi i pazienti calano e nel giro di alcuni anni i finanziatori decidono di chiuderla lasciando i pazienti a metà cure e con il prestito da saldare. Simili situazioni non sono infrequenti e quanto coincidano con reale money laundering, è ovviamente compito delle Forze dell'Ordine dimostrarlo".

 
 

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