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04 Marzo 2015

Scuole di specializzazione, a rischio quelle in odontoiatria. La CAO critica le scelte e propone soluzioni: "odontoiatri considerati di serie B"


Mentre il nuovo Regolamento per l'accesso alle scuole di Specializzazione in Medicina approda al Consiglio di Stato per le verifiche, continuano le polemiche sulle novità inserite nel "Patto per la Salute" sia da parte delle Regioni, che vorrebbero contare di più, che della professione che contesta l'inserimento dei medici specializzandi in "corsia" contrattualizzando la loro presenza.

A queste si aggiungo anche quelle degli odontoiatri, da sempre critici verso la disparità di trattamento tra gli specializzandi medici (retribuiti) e gli odontoiatri (non retribuiti)

"La CAO Nazionale -dice ad Odontoiatria33 il presidente CAO Giuseppe Renzo- continua con decisione la sua attività rivolta a denunciare e a porre all'attenzione dell'opinione pubblica le questioni odontoiatriche con particolare riferimento al mancato riconoscimento dei diritti".
"Abbiamo fatto sentire la nostra voce in tutte le sedi e alzato i livelli di attenzione. Da ultimo abbiamo "condizionato" attraverso la condivisione del documento della Federazione il parere richiesto dal Ministero dell'Università, in data 18 dicembre u.s., sul Decreto concernente la Riforma delle scuole di specializzazione". Documento in cui viene ribadita la necessità di trattare con gli stessi diritti gli specializzanti in medicina e quelli in odontoiatria.

Presidente CAO che gioca d'anticipo sulle voci che, dopo l'abolizione della specialità di Odontoiatria clinica, vorrebbero la chiusura anche della altre specialità in odontoiatria rimaste e dice. "Un giusta battaglia che ci vede e ci vedrà in prima linea nel difendere la stessa sopravvivenza delle scuole di specialità in odontoiatria, la cui istituzione è minacciata da una miope gestione politica volta a differenziare percorsi formativi nella stessa area medica, cosi come continueremo, senza tregua, a riproporre il riconoscimento del misconosciuto diritto dei laureati in odontoiatria che ancora oggi in modo scandaloso non vengono equiparati ai laureati in medicina come avviene, per esempio, nei corpi sanitari delle Forze Armate".

Due pesi e due misure tra i laureati in medicina ed in odontoiatria che parte da lontano, come ricorda Raffaele Iandolo, Tesoriere FNOMCeO e componente della CAO Nazionale

"L'odontoiatra è il medico dei denti ma non a tutti questo sembra chiaro", dice Iandolo.
"Le specializzazioni odontoiatriche vengono definite, nei documenti ufficiali, "non mediche" e non sono accessibili da parte di quei laureati in medicina abilitati all'esercizio dell'odontoiatria in forza della legge 409/85".
Infatti per accedere ai corsi di specializzazione oggi è richiesta la sola laurea in odontoiatria, ricorda Iandolo che aggiunge. "La legge 409 consente ai laureati in medicina che rientrano nelle limitazioni poste di esercitare la professione odontoiatrica, unica secondo la legge, iscrivendosi all'Albo degli odontoiatri, ma al momento di specializzarsi evidentemente la norma viene sconfessata e le professioni diventano due, a seconda del titolo di laurea".  

"Quindi -commenta Iandolo- i laureati in medicina ricompresi tra gli odontoiatri grazie alla 409 non possono accedere alle specializzazioni in odontoiatria in quanto "specializzazioni non mediche ". Di conseguenza viene loro negata la possibilità di accedere a ruoli dirigenziali nell'ambito del SSN".

E quello dell'accesso da parte dei laureati in odontoiatria non specialisti al SSN è un altro problema a cui da tempo la CAO, sostenuta da alcuni sindacati degli odontoiatri, sta cercando di porre rimedio. Come noto viene precluso l'accesso al contratto di dirigente medico del SSN all'odontoiatra non in possesso di una diploma di specialità.

"Una stortura", sbuffa Iandolo. "Una interpretazione sbagliata di una norma, infischiandosi della salute del paziente". 
Ha senso, si domanda,  che si chieda la specializzazione in ortodonzia o quella in chirurgia orale o pedodonzia per andare a lavorare in un ambulatorio dell'Asl?

La proposta della CAO è quella che venga emanata una legge ad hoc che, semplicemente, riconosca il valore specialistico dell'iscrizione all'Albo degli odontoiatri.

Una modifica legislativa che potrebbe diventare improrogabile se le voci che vogliono la chiusura di tutte le scuole di specialità odontoiatrica si dovessero concretizzare. Tra qualche anno non ci sarebbero più odontoiatri che possano essere assunti dal SSN.

"Le sentenze della magistratura italiana e l'iter formativo validato nell'UE evidentemente non bastano a definire l'odontoiatria branca chirurgica della medicina, una branca medica", ironizza Iandolo. Eppure il laureato in odontoiatria, nell'esercitare la professione, effettua continuamente diagnosi, cioè quell'atto che distingue il medico dal non medico. Ma nel nostro Paese ciò, purtroppo, non basta a definire "medica" la relativa specializzazione".

"A pensar male -conclude Iandolo- potremmo ritenere che la scelta di differenziare tra specializzazioni mediche e quelle non mediche serva solo a negare agli specializzandi la remunerazione spettante alle specializzazioni mediche, realizzando un risparmio davvero ingiusto, soprattutto in rapporto ad una disparità di trattamento piuttosto evidente. Il reperimento delle risorse va realizzato nell'ambito della riorganizzazione del settore specializzazioni, con uno sguardo attentamente rivolto agli standard formativi a livello europeo.
Solo dopo aver apportato i necessari interventi correttivi delle norme, delle procedure ad oggi operanti, l'odontoiatria potrà celebrare la promozione delle proprie specializzazioni dalla "serie B" odierna all'agognata "serie A", eliminando le evidenti discriminazioni attuali ".

Sull'argomento leggi anche:

28 Gennaio 2015: Scuole di specializzazione, il Ministro Giannini firma il decreto di riordino. Cancellata Odontoiatria clinica generale

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