Sono soprattutto uomini (61%) di età compresa tra i 45-65 anni (37%), e nonostante vivano in una delle città più ricche d'Italia, per un impianto dentale difficilmente pagano più di 1000 euro. E' questo quanto emerge dall'indagine condotta da DAG Communication per Bone System, azienda specializzata in soluzioni implantari innovative, su di un campione di cinquecento persone. Obiettivo: tracciare una fotografia degli impianti dentali e dell'approccio alle cure odontoiatriche.
La crisi economica lascia un segno pesante anche sulla salute dentale: nel 58% dei casi, gli intervistati non si sottopongono a più di 1 controllo nell'arco dell'anno e, oltre il 44% del campione non spende dal dentista più di 100 euro l'anno per controlli di routine.
"Sicuramente - spiega Bartolomeo Assenza, odontoiatra esperto implantologo, autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e consulente scientifico di Bone System - la crisi economica ha pesato sulla salute in tutti i sensi e in particolare su quella dentale. Molti sono stati costretti a rinunciare o a rimandare le cure mediche a momenti migliori. E' pur vero che in Italia vi è anche un problema culturale: per molti andare dal dentista è una questione estetica e non validante della salute nel suo complesso."
Dall'indagine inoltre emerge una scelta drastica: o si opta per la qualità o si rimanda l'intervento. Infatti resta la qualità (54.5%), insieme all'aspetto estetico (25,8%), il parametro che prevale rispetto al fattore economico (19,8%) nella scelta. Nonostante la crisi e la minore capacità di spesa, il campione inoltre ha evidenziato una scarsa propensione verso le strutture low cost (4,2%) e all'estero (0,8%) in favore invece di strutture private ritenute più affidabili (83.8%).
E se la struttura privata viene percepita come maggiormente affidabile, sorge una domanda: tutta questa fiducia è ben riposta?
"Anche l'implantologia comporta dei rischi se non attentamente affrontata e monitorata", sottolinea Assenza. "Per esempio, pochi sanno che esistono oltre 300 modelli di impianti dentali , ma solo un numero ridotto sono certificati a livello mondiale; molti sono gli impianti più o meno in regola, e soprattutto troppi sono i cloni, ossia gli impianti contraffatti, copie dei migliori impianti presenti sul mercato naturalmente realizzati a prezzi stracciati, senza criteri di sicurezza. La scelta è lasciata alla sola discrezionalità del dentista e purtroppo la qualità e la sicurezza hanno un costo che non sempre viene percepito e apprezzato dal paziente."
L'indagine in dettaglio
Sono pochissimi i giovani di età compresa tra i 20-30 anni (7%) che hanno un impianto dentale (fortunatamente per loro!), mentre si attesta sul 20.6% la percentuale di pazienti tra i 30-45 anni e sul 35.4% quella degli over 65 (Figura 1). Lo zoccolo duro restano gli adulti di età compresa tra i 45-65 anni (37%).
E se il 28% ricorre all'impianto nel caso di caduta/sostituzione di un solo dente, il 64% vi ricorre soltanto dopo la caduta/sostituzione di 2 o più denti.
Non risultano essere particolarmente consistenti le spese destinate in generale al dentista: per il 44% dei casi, il costo all'anno è stimato al di sotto dei 100 €. Invece, fra coloro che si sono sottoposti a un trattamento con impianto, la maggior parte (48.4%) ha pagato meno di 1000 € e solo il 16% ha speso oltre i 3000 €.
"Questi dati - sottolinea Assenza - dimostrano ancora una volta come la crisi abbia inciso profondamente sulla capacità di investimento della popolazione sulla propria salute. Cifre così esigue sono infatti da attribuirsi alla decisione di evitare o rimandare le cure".
Ancora minore risulta essere l'impegno per la successiva manutenzione dell'impianto: nell'arco dell'anno, il 15% degli intervistati non è più tornato dal dentista per un controllo, mentre il 58% non ci è tornato più di 1 volta, nonostante un controllo periodico accurato sia fondamentale per evidenziare in anticipo l'insorgere di eventuali problemi. Come evidenziato dal 12.6% degli intervistati che lamenta poca stabilità dell'impianto, e dal 16.6% che ha riportato problemi di alitosi.
"Occorre sottolineare il fatto - conclude Assenza - che l'alitosi non solo è un poco piacevole imprevisto nella vita di relazione, ma è anche il primo sintomo della presenza di batteri all'interno dell'impianto che, oltre ad arrecare danni all'osso e compromettere il successo del trattamento, possono entrare in circolo con il sospetto, sempre più fondato, di innescare patologie cardiovascolari."
Come già detto, è la qualità percepita dai pazienti rispetto ai professionisti, il parametro determinante nella scelta delle strutture a cui rivolgersi. Infatti, l'83,8% degli intervistati conferma di essersi rivolto a strutture private. Inoltre il campione ha evidenziato scarsa propensione verso le strutture low cost (4,2%) e all'estero (0,8%). Mettere su i grafici
E se il paziente resiste alla tentazione del low cost, siamo sicuri che anche il dentista lo faccia per i materiali e la sicurezza in generale? Cosa può fare il paziente per premunirsi contro questa eventualità e riuscire a vagliare con cognizione di causa che la sua fiducia sia ben riposta?
LE TRE REGOLE D'ORO:
1. scegliere strutture specialistiche disposte a fornire informazioni dettagliate sugli impianti e i materiali utilizzati nonché sulle procedure sanitarie dello studio.
2. essere sicuri che il proprio dentista utilizzi impianti certificati da un Ente certificatore internazionale (Es: Tuv è tra i più accreditati). Meglio se supportati anche da una consistente ricerca scientifica a dimostrazione del fatto che sono state condotte delle indagine accurate.
3. sottoporsi a controlli sistematici durante l'arco dell'anno
Fonte: Comunicato stampa
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