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15 Novembre 2006

Il chirurgo orale oggi. Intervista ad Adriano Piattelli e Danilo Alessio Di Stefano

di G.C. Leghissa


Giunti alla fine dell’anno, vorremmo dare spazio ad alcune riflessioni sul ruolo della chirurgia nell’ambito della professione odontoiatrica. La chirurgia, infatti, ha avuto nel tempo una sua evoluzione, dovuta sia all’affinarsi e al progredire dei metodi terapeutici sia ai nuovi ordinamenti didattici che hanno profondamente modificato l’iter universitario che porta alla formazione dell’odontoiatra.
Abbiamo rivolto alcune domande su questo tema ai direttori della rivista, per meglio comprendere lo “spirito” che informerà in futuro il nostro impegno editoriale.
Poche righe di presentazione non sono purtroppo sufficienti non solo a descrivere il loro vasto curriculum, ma soprattutto a offrire un’idea adeguata del loro costante impegno per il miglioramento della professione.
Il professor Adriano Piattelli è direttore del corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria presso l’Università degli Studi di Chieti e ordinario di Patologia Speciale Odontostomatologica presso la stessa Università, e a lui rivolgeremo i quesiti inerenti la formazione del chirurgo orale.
Al professor Danilo Alessio Di Stefano, docente di Chirurgia orale presso l’Università degli Studi di Chieti e di Chirurgia impiantare presso l’ateneo Vita e Salute-Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano e presidente del Cenacolo Odontostomatologico Milanese, chiederemo di inquadrare il ruolo attuale e futuro della chirurgia nella pratica odontostomatologica.

Cari direttori, una prima domanda per entrambi: IOS si rivolge esclusivamente al chirurgo orale?
Pensiamo che si rivolga a tutti coloro che si occupano di odontoiatria e non solo agli specialisti. La chirurgia è parte integrante dell’odontoiatria, è competenza scientifica, è competenza tecnica, è impostazione mentale. Quando l’odontoiatra tratta i canali di un dente compie un atto chirurgico, quando prepara una cavità compie un atto chirurgico e dunque l’odontoiatria dovrebbe essere affrontata con mentalità chirurgica, con attenzione all’asepsi e ai processi riparativi. Per rispettare i tessuti, riparare al meglio, utilizzare i materiali e la strumentazione più adatta è di fondamentale importanza l’aggiornamento, che acquista la dimensione di un obbligo deontologico e morale. Pensare di aggiornarsi solamente su quello che il giorno successivo si può applicare operativamente e con lucro nel proprio studio è molto miope. Bisogna uscire da una tendenza all’impoverimento e invecchiamento del proprio bagaglio di cultura medico-odontoiatrica, perché questo si ripercuote direttamente sulla capacità diagnostica e sulla proposta terapeutica. L’odontoiatra, prima di tutto, deve fare prevenzione, poi deve essere in grado di formulare una corretta diagnosi e, infine, di proporre la “migliore” terapia possibile. Non la migliore terapia che il singolo odontoiatra è in grado di fare, ma la migliore terapia che la scienza mette a disposizione della professione. Per “migliore” si intende la più prevedibile in termini immediati e nel tempo, con il minor rischio e in linea con l’evidenza scientifica. Solo l’aggiornamento continuo nelle sue varie modalità di erogazione è in grado di favorire questo processo. Italian Oral Surgery si inserisce in questo importante solco diventando, oltre che uno strumento al servizio di tutti gli odontoiatri, un mezzo di consultazione e approfondimento per il chirurgo orale.

Professor Piattelli, chi è il chirurgo orale oggi?
Fatti salvi i diritti acquisiti (medici non specialisti iscritti all’Albo odontoiatri e i medici specialisti in odontostomatologia) e le competenze dei chirurghi maxillo-facciali, identificherei nel laureato in odontoiatria (legge n. 409/85), oggi odontoiatra specialista (laurea specialistica in odontoiatria e protesi dentale secondo il nuovo ordinamento (classe 52 S DM 28-11-2000, Direttiva CEE 78-687, ndr) entrato in vigore con l’anno accademico 2001-2002, e nell’odontoiatra specialista in chirurgia odontostomatologica le due figure principali. Proprio quest’anno tutti e cinque gli anni del nuovo ordinamento sono stati attivati.

Quali le sue competenze?
Riporterei per intero l’articolo n. 2 della legge 409/85, che mi sembra molto esplicito e non lascia dubbi, oltre a essere legge dello Stato. Recita: “Formano oggetto della professione di odontoiatra le attività inerenti alla diagnosi e alla terapia delle malattie e anomalie congenite e acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché alla prevenzione e riabilitazione odontoiatriche. Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all’esercizio della loro professione”. Sulla Gazzetta Ufficiale (GU n. 2 del 4 gennaio 2000, DM 509/99 art. 6, comma 3, ndr) sono definiti gli obiettivi formativi di base e integrativi, le attività professionali obbligatorie e gli obiettivi caratterizzanti ed elettivi, con particolare riferimento alle varie branche demandate alle scelte delle singole Scuole. Volendo, per motivi di spazio, sintetizzare, direi che la rivista, dalla sua nascita, è sempre stata in linea sia con il legislatore che con il conseguente applicativo da parte delle Università. Si parla quindi di chirurgia:
1. implantare
2. ortodontica
3. endodontica
4. ricostruttiva dei processi ossei alveolari
5. preprotesica
6. parodontale
7. neoplastica benigna e maligna
8. bioptica
9. odontostomatologica in senso lato.
Grande attenzione è stata posta dal legislatore all’intercettazione e alla terapia delle displasie, al controllo del dolore oro-facciale e cranio-mandibolare acuto e cronico, alla patologia delle articolazioni temporo-mandibolari, all’emergenza medica e alle tecniche sedative e di controllo dell’ansia nell’ambito del proprio campo di applicazione. Tutte tematiche chirurgiche e affini.

Come inseriamo in questo contesto le Scuole di specializzazione?
Indubbiamente l’elevato e ampio campo di applicazione richiedeva la possibilità di un approfondimento e specializzazione. Un corso di specializzazione universitario è stato da sempre sostenuto e caldeggiato da società scientifiche come la SICO e la SIdCO, che in tutti questi anni ne avevano ravvisato l’esigenza, e anche a livello europeo dall’EFOS. Tutti noi, che da sempre pratichiamo in modo esclusivo questa bella e vasta specialità (pensiamo solo alla chirurgia parodontale che ne è una branca), vediamo finalmente riconosciuto il suo giusto spazio e dignità.

Professor Di Stefano, qual è quindi, secondo lei, il ruolo della chirurgia orale nella pratica odontostomatologica?
Una parte fondamentale, come abbiamo già detto, del lavoro di ogni odontoiatra nella pratica quotidiana è rappresentato dalla chirurgia orale. Quindi il confronto con la semeiotica, la diagnostica e la terapia chirurgica è continuo. In strutture più complesse, dove operano molti colleghi per le varie specializzazioni, è più facile vi sia una figura specialistica per la chirurgia orale che la esercita in modo esclusivo. Vorrei altresì ricordare che, come ogni altra branca chirurgica, una parte dell’applicativo richiede interventi in anestesia generale, oltre che locale. Il chirurgo orale si deve quindi interfacciare con il protesista, l’ortognatodontista, il pedodontista, l’igienista, l’anestesista ecc. Pensiamo all’implantologia protesicamente guidata, alle inclusioni dentali, alle patologie cistiche, alle disgiunzioni chirurgicamente assistite, alle tecniche rigenerative parodontali eccetera.

Quali sono oggi i campi di maggior interesse e sviluppo di questa branca?
Sicuramente tutto ciò che si lega alla ricostruzione delle basi ossee e dei processi alveolari primariamente legati alla riabilitazione implanto-protesica. Ricordiamo le tecniche di GBR, gli innesti con prelievi intra ed extraorali, la distrazione osteogenica. Pensiamo ancora ai sostituti ossei e ai fattori di crescita che si stanno sviluppando con grande dinamismo e quindi alla ricerca anche di base che sta alle spalle. Tutto ciò non solo per ricostruire e mettere impianti, ma per avere un’adeguata funzione stomatognatica con risultato predicibile nel tempo e con elevata valenza estetica. Ricordiamo anche come molte volte per la complessità e le diverse competenze molti di questi interventi sono fatti in équipe insieme al chirurgo maxillo-facciale, all’otorino, all’ortopedico in simultanea o in tempi successivi. Tutte queste cose non devono far dimenticare l’importanza e il ruolo sociale nell’ambito della prevenzione e della diagnosi precoce, dai denti inclusi alle patologie precancerose e ai tumori, dove l’odontoiatra “chirurgo orale” gioca un ruolo fondamentale.

Pensa che il mondo odontoiatrico abbia capito lo spirito di tutto questo?
Come sempre c’è tanto da fare, però siamo sicuramente sulla buona strada, a giudicare dal successo della rivista ormai arrivata al quinto anno di vita. È un successo che si può concretamente percepire non soltanto dal giudizio positivo dei colleghi riguardo le iniziative editoriali che abbiamo portato avanti in questi anni e che caratterizzano lo spirito didattico della rivista, ma soprattutto dal numero di lavori che giungono in redazione, segno di un riconoscimento del nostro impegno e di una volontà di collaborazione anche da parte di colleghi che più si dedicano alla ricerca.



 
 

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