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01 Aprile 2014

Guida alla scelta di un biomateriale per la preservazione alveolare: l'importanza dei fattori biologici di rimodellamento


La perdita di un dente determina un calo di funzionalità dell'osso alveolare, che si traduce in un processo di rimodellamento fino all'inevitabile contrazione volumetrica della cresta residua.
Da un punto di vista clinico questa condizione può compromettere il successo di tutte quelle terapie volte al ripristino degli elementi dentari mancanti sia in campo protesico che implantologico.
Obiettivo del terzo modulo del primo corso FAD (Dental Cadmos 3/2014) è quello di descrivere i principali fattori di crescita e di differenziazione che intervengono nei processi di guarigione alveolare. Sono analizzate le dinamiche biologiche alla base dell'integrazione di un sostituto osseo e in una sezione clinica esplicativa sono presi in esame due diversi modelli di sperimentazione che documentano in vivo l'influenza dei materiali d'innesto sul pattern di rimodellamento osseo in un sito post-estrattivo.

Meccanismi di guarigione
La crescita, la proliferazione e la sopravvivenza delle cellule ossee, strettamente coinvolte nei meccanismi di guarigione del sito estrattivo, sono regolate da numerosi fattori di rimodellamento locali, tra i quali i fattori di crescita e le citochine giocano un ruolo di primo piano.
Negli anni sono state adottate diverse strategie terapeutiche volte a ridurre la perdita di volume dell'osso alveolare e garantire la formazione di tessuti in grado di supportare l'osteointegrazione degli impianti, garantendone la stabilità primaria e migliorando il risultato estetico dei manufatti protesici finali. Le differenti tecniche di preservazione alveolare proposte prevedono l'utilizzo, in combinazione o meno, d' innesti ossei, di membrane-barriera e di fattori di crescita.
Tra gli innesti ossei (bone grafts) utilizzati per la preservazione alveolare i biomateriali di sintesi presentano una crescente diffusione in chirurgia odontoiatrica, grazie alla loro ottima biocompatibilità e alla capacità di fungere da impalcatura, stabilizzando il coagulo nelle diverse fasi di guarigione. Il successo clinico di questi sostituti ossei dipende dall'ottimale integrazione tissutale, che non interferisca negativamente con la proliferazione e la differenziazione delle cellule stromali lungo la linea osteogenica, e con il successivo reclutamento e attacco delle cellule ossee mature nel sito d'innesto. Questo processo è altamente coordinato e regolato da una cascata di eventi molecolari che coinvolgono l'espressione di proteine specifiche dell'osso e di fattori di crescita.

Modelli di sperimentazione clinica
Due modelli di sperimentazione clinica, che prevedono l'utilizzo di differenti materiali d'innesto, mostrano come le caratteristiche intrinseche dell'innesto siano in grado di influire sull'equilibrio dei mediatori biologici.
Nel primo modello è stato utilizzato, come materiale d'innesto, l'osso bovino deproteinizzato. L'obiettivo è stato quello di verificare il pattern di rimodellamento osseo in presenza di un innesto xenologo, a carico di siti post-estrattivi in 10 pazienti e in una fase tardiva di guarigione ovvero a 5 mesi dall'estrazione dentaria.
Nel secondo modello il biomateriale prescelto è stato un sostituto osseo sintetico appartenente alla categoria delle idrossiapatiti biomimetiche. Sono stati raccolti campioni bioptici in 10 pazienti, a distanza di 4 mesi dalla procedura di preservazione alveolare ed è stata indagata l'espressione di fattori di rimodellamento mediante reazione immunoistochimica.

A cura di: Anna Maria Melica, Consulente scientifico Dental Cadmos

Vai la lavoro originale pubblicato su Dental Cadmos

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