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25 Giugno 2015

Inquadramento clinico e trattamento chirurgico dei terzi molari inferiori inclusi

di Anna Maria Melica


Il primo modulo della prima parte del II corso FAD (Dental Cadmos 6/2015, Autori A. Di Marco, M. Sicilia, L. Crivelli, T. Ghedini, J. Motta Jones) ha come obiettivo la valutazione delle indicazioni all'estrazione dei terzi molari inferiori inclusi e delle relative difficoltà operatorie. Il lavoro descrive una tecnica operativa ben definita e presenta protocolli per la gestione del decorso postoperatorio e delle eventuali complicanze.

I terzi molari inferiori sono gli elementi che più frequentemente vanno incontro a mancata eruzione (82,2%) e presentano aspetti particolari che rendono l'intervento di avulsione più difficoltoso rispetto ad altri elementi dentari.
Per ridurre al minimo il rischio di danni iatrogeni e prevenire le eventuali complicanze chirurgiche e mediche intra e postoperatorie risulta di fondamentale importanza una accurata valutazione preoperatoria del paziente, anche da un punto di vista sistemico, e la conoscenza dell'anatomia del distretto operato.

Il primo passaggio che il clinico deve compiere per una corretta pianificazione dell'intervento consiste nell'analizzare le variabili cliniche e radiografiche. A tal proposito sono prese in esame le due storiche classificazioni relative agli ottavi inferiori: Winter e Pell&Gregory.

L'intervento segue precisi protocolli chirurgici. Dopo l'esecuzione di un'anestesia loco-regionale, si procede all'allestimento di un lembo di accesso mucoperiosteo a spessore totale, la cui scelta è determinata principalmente dalla profondità dell'inclusione e dalla posizione del terzo molare. In tutti i casi, il lembo deve creare un sufficiente accesso chirurgico (visivo e strumentale), evitare le strutture anatomiche circostanti (nervo linguale, arteria facciale), consentire un corretto riposizionamento del lembo e un'agevole sutura.

L'utilizzo dello strumentario piezoelettrico rappresenta una valida alternativa nei casi di ostectomia profonda e per l'avulsione di residui radicolari in stretto rapporto con strutture anatomiche nobili.

Il decorso postoperatorio che segue l'intervento chirurgico di avulsione può essere caratterizzato da diversi segni e sintomi, è importante informare il paziente sulla sintomatologia più frequente che comprende trisma, edema della zona interessata e sanguinamento.
Poiché gli interventi di avulsione degli ottavi inferiori prevedono l'utilizzo di uno strumentario base per la chirurgia estrattiva e uno strumentario specifico per le manovre di ostectomia e odontotomia, sono anche forniti i criteri di scelta più adeguati per l'esecuzione dell'intervento, per la preparazione del paziente e dell'ambiente di lavoro.

A cura di: Anna Maria Melica

  • Ostectomia vestibolare eseguita con manipolo piezoelettrico con inserto OT7

  • Odontotomia e separazione radici eseguita con fresa a fessura montata su manipolo dritto

  • Avulsione radice mesiale mediante klemmer dopo lussazione con leva dritta tipo Bein 1

  • Alveolo post-estrattivo

  • Sutura con filamento non riassorbibile in seta 4/0

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