Certi liner appaiono più adatti di altri per ottenere cavità sterili o ridurre il numero di batteri; tuttavia, data la scarsità di dati a disposizione, non è ancora chiaro l'impatto dei batteri che restano sugli outcome clinici. È una conclusione con più interrogativi che certezze quella a cui sono giunti i ricercatori tedeschi e taiwanesi che hanno raccolto e analizzato tutti gli studi scientifici sul tema pubblicati finora in letteratur (*).
Per trattare la dentina dopo lo scavo di lesioni cariose profonde, i liner sono stati raccomandati per decenni, ritenendo che possano indurre lo sviluppo di dentina reattiva, di ridurre l'infiammazione pulpare post-operatoria e isolare la polpa da sostanze chimiche irritanti come l'idrossietil metacrilato; ma i trial clinici non supportano necessariamente queste argomentazioni e solo pochi hanno valutato, per esempio, il rischio di ipersensibilità post-operatoria o la necessità di trattamenti endodontici successivi.
Una seconda ragione per cui è stata suggerita l'opportunità dei liner sono gli effetti remineralizzanti, specie quando, prima del restauro, sia stato fatto uno scavo graduale o incompleto; alcuni studi hanno mostrato la remineralizzazione indotta dai liner di cavità ma altri hanno indicato che la nuova formazione di minerali possa essere mediata dalla polpa e non richieda dunque l'applicazione di liner prima del restauro.
Infine, si è sostenuto che i liner possano ridurre la carica batterica, in particolare si è ipotizzato questo effetto relativamente al materiale più utilizzato, l'idrossido di calcio, grazie al suo pH alcalino; questi effetti sono stati mostrati anche per altri materiali di lining come i cementi vetroionomerici, per cui resta incerto quale sia il materiale più adatto a ottenere questo obiettivo.
Fatto ancora più importante, una nuova comprensione della patologia cariosa e dell'effetto patogeno dei batteri responsabili della carie ha sollevato dubbi riguardo alla necessità di una disinfezione ottenuta attraverso liner: un crescente numero di studi indica infatti che la sigillatura dei batteri rimanenti con restauri adesivi ha già di per sé effetti antibatterici significativi.
Per tutte queste ragioni, una revisione della letteratura è sembrata opportuna, ma quali sono i risultati? Di tutti gli studi identificati, ne sono stati inclusi 14 nella metanalisi, per un totale di 500 lesioni trattate. Secondo undici di questi, i liner a base di aggregato triossido minerale hanno fornito la probabilità più elevata di ottenere una cavità sterile (73%), seguita da liner antibiotici o disinfettanti (8%) e da quelli all'ossido di zinco-eugenolo (7%). Solo sei studi hanno misurato la riduzione batterica e l'ossido di zinco-eugenolo si è mostrato il più adatto allo scopo. In entrambi i casi, l'assenza di liner ha comportato un effetto antibatterico inferiore.
Non c'è dunque una bocciatura dei liner, ma gli autori della revisione non si sentono neanche di promuoverli, perché il loro utilizzo non è supportato da evidenze scientifiche forti.
Adelmo Calatroni
(*) Schwendicke F, Tu YK, Hsu LY, Göstemeyer G. Antibacterial effects of cavity lining: a systematic review and network meta-analysis. J Dent. 2015 Nov;43(11):1298-307.
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