È un gas velenoso per gli esseri viventi, eppure è necessario per la vita sulla Terra e in questi ultimi anni si sta dimostrando molto utile in vari settori della medicina. Stiamo parlando dell’ozono, che si è ormai affacciato all’orizzonte come risorsa preziosa anche per l’odontoiatria.
Composto da molecole formate da tre atomi di ossigeno, l’ozono è un gas altamente instabile, si può produrre facilmente quando serve, sottoponendo del normale ossigeno all’azione discariche elettriche, ma non può essere conservato a lungo. Quindi, premessa essenziale per potersene servire, è disporre di macchinari appositi, gli ozonizzatori,oggi comunque facilmente reperibili sul mercato.
Ci siamo abituati al suo nome da pochi anni, da quando giornali e televisioni ci hanno messo in allarme rispetto al famoso buco: un diradamento dello strato di questo gas che avvolge l’intero nostro pianeta e ci protegge dagli effetti dannosi dei raggi ultravioletti provenienti dal sole.
L’associazione dell’ozono con la poltrona del dentista non è ancora immediata, perché il suo impiego è per ora limitato a un settore ancora di nicchia e ai pochi pionieriche hanno scommesso sulle straordinarie caratteristiche di questo composto. L’ozono concentrato, infatti, è in grado di uccidere virus e batteri in pochi secondi e questa sua proprietà disinfettante e antiossidante è da tempo sfruttata in ambito industriale per utilizzi analoghi a quelli del cloro: dalla disinfezione delle acque in acquedotti e piscine alla pulizia e sbianca mento dei tessuti.
Per capire come può servire in ambito odontoiatrico ci siamo rivolti a uno dei pochissimi esperti in Italia, il professor Enrico Gherlone, titolare della cattedra di odontoiatria presso l’Università“Vita e Salute”del San Raffaele di Milano.
Quando e da chi è stata proposta la tecnica che utilizza l’ozono in odontoiatria?
L’utilizzo topico dell’ozono in odontoiatri a conservativa e in pedodonzia è stato sviluppato dal professor Lynch dell’Università di Belfast alla fine degli anni novanta e all’inizio del duemila in collaborazione con la Kavo, un’azienda che da tempo si occupa della produzione di apparecchi per l’odontoiatria e l’odontotecnica. La Kavo ha realizzato un dispositivo particolare che, grazie a un cuscinetto di gomma, crea il sottovuoto della superficie interessata (cavità cariosa) e permette la veicolazione dell’ozono solo in una zona ristretta e a concentrazione elevata, creando in tal modo una disinfezione mirata e selettiva. Tuttavia esistevano già ampie casistiche di utilizzo dell’ozono in Unione Sovietica, negli anni ottanta. La medicina sovietica ne aveva sfruttatole potenzialità accumulando notevoli esperienze in varie discipline mediche.
Qual è attualmente la diffusione di questa tecnica, all’estero e in Italia?
La diffusione in Europa occidentale si è realizzata tramite macchine che veicolano l’ozono a livello topico ad alte concentrazioni. In altri paesi, soprattutto quelli dell’Est, si utilizzano macchinari che agiscono in modo differente: diffondono ozono a concentrazioni meno elevate in tutta la bocca e non a livello topico. Negli Stati Uniti, l’apparecchio sviluppato dalla Kavo è in attesa di definitiva approvazione da parte della Federal Drug Admistration con la validazione di protocolli scientifici.
Ci può dire qualcosa di più sulle apparecchiature che lei utilizza?
Usiamo lo stesso apparecchio nato, come abbiamo già detto, dalla collaborazione tra il Professor Lynch e la Kavo, dal nome Ealozone, che ha la caratteristica di diffondere topicamente l’ozono per mezzo di un manipolo che crea sottovuoto in prima istanza e lo veicola ad alta concentrazione,con un valore di 2100 parti di ozono per milione. Esistono invece apparecchiature che diffondono in campo aperto, non in sottovuoto, a uso di disinfezione di siti chirurgici, mediante pipette con concentrazioni minori, con valori di 50 parti per milione.
Quali sono le caratteristiche essenziali del gas?
L’ozono ha un grande potere disinfettante, perché non è altro ossigeno composto da tre atomi (O3). Agisce denaturando la parete batterica e diminuisce l’acidità ambientale. Ha, tra i suoi principali vantaggi, la capacità di non essere invasivo, di essere selettivo e di agire localmente.
Esistono controindicazioni?
No, perché è indolore, inodore e nella sua applicazione non è seguito da emissione di rumori che potrebbero spaventare i piccoli pazienti, che sono i principali destinatari di questo tipo di terapia. Inoltre, in letteratura non sono state descritte reazione allergiche all’usotopico dell’ozono. Nel trattamento pedodontico, le caratteristiche sopraelencate determinano un approccio dolce e non traumatico.
Perché la diffusione è ancora limitata?
Per il costo delle apparecchiature, perché manca ancora un vasto consensus internazionale della letteratura scientifica e anche perché l’odontoiatra comune è spesso un conservatore ed è restio alle novità.
Ci racconti infine qualcosa della sua personale esperienza. Ne è soddisfatto? Quali sono le risposte dei pazienti?
Prendo sempre in considerazionele novità che hanno un corretto approccio scientifico, però le applico seguendo protocolli scientifici internazionali, cercando di migliorarli e di verificarne la validità con prove di laboratorio, oltre che cliniche. Tutto ciò è successo anche per il trattamento all’ozono, che ha avuto una sperimentazione clinica nel mio reparto seguita da prove e protocolli sperimentali di laboratorio. Le risposte dei pazienti sono state favorevoli per le caratteristiche sopra descritte, soprattutto nei piccoli pazienti.
GdO 2006; 14
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