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20 Marzo 2017

La cementazione dei manufatti protesici in composito. Indicazioni cliniche step by step

di Prof. Luigi Cianconi; Dr. Gabriele Conte; Dr. Manuele Mancini


La sempre maggiore popolarità dei restauri adesivi ha spinto clinici e pazienti a considerarli come scelta primaria sia per i rifacimenti di vecchi restauri che nella terapia conservativa delle lesioni cariose.

La contrazione da polimerizzazione rappresenta, ancora oggi, uno dei limiti più significativi quando si considerano i restauri diretti in resina composita. Saper contrastare lo stress dimensionale da polimerizzazione dei compositi è un requisito fondamentale per prevenire la sensibilità postoperatoria, l'infiltrazione marginale, la recidiva cariosa.

Alle caratteristiche fisico-chimiche tipiche delle resine composite non adeguatamente polimerizzate vanno aggiunte le difficoltà tecnico-operative che si generano nel raggiungimento di superfici approssimali e punti di contatto adeguati quando si valutano i restauri diretti in composito.

Questi sono i problemi che si possono e si devono risolvere utilizzando restauri indiretti cementati con tecniche adesive.

Molte alternative ai restauri diretti, indipendentemente dal materiale utilizzato (ceramiche o compositi) hanno mostrato avere un ridotto gap marginale nei primi anni dopo il posizionamento.

La riduzione della fessura marginale può essere ascritta all'entità volumetrica di resina composita che è interessata alla contrazione (il cemento composito), ed alle modalità tecniche di polimerizzazione. Infatti, utilizzare un cemento duale (attivazione chimica e luminosa) diminuisce la contrazione da polimerizzazione.

Di conseguenza, posizionare un manufatto pre-polimerizzato ed utilizzare un cemento duale riduce in modo sostanziale le forze dello stress che riguardano la polimerizzazione. In questo breve articolo vengono esposti due casi clinici in cui il nuovo cemento Maxcem Elite Chroma® viene impiegato per la cementazione di due manufatti in composito a ricopertura coronale.


CASO CLINICO 1

 

  • Fig. 1.1: Situazione pre-operatoria dell'elemento 3.6 che presenta lesione cariosa MOD

  • Fig. 1.2: Dopo aver isolato il campo operatorio, viene rimossa la lesione cariosa e si esegue il build up con Sonicfill 2, il sistema bulk Fill di Kerr Colore A2/A3). L'elemento è ora pronto per la presa dell'impronta definitiva (Take1 Advanced Tray Volume Regular Set e Light Body Wash Regular Set)

  • Fig. 1.3: Realizzazione di modello in gesso tipo IV (Gesso Pastel Rock di Kerr)

  • Fig. 1.4: rimosso il materiale da otturazione provvisoria, l'elemento è stato deterso con micro sabbiatrice

  • Fig. 1.5: Viene provato l'intarsio overlay prima della cementazione

  • Fig. 1.6: dopo aver posizionato il cemento Maxcem Elite Chroma all'interno della cavità, con un otturatore si posizione delicatamente l'intarsio in posizione e si attende il completo indurimento del cemento. Non appena il cemento ha assunto un colore bianco (dopo circa 2 minuti), si rimuovono gli eccessi con uno strumento manuale

  • Fig. 1.7: dopo aver posizionato il cemento Maxcem Elite Chroma all'interno della cavità, con un otturatore si posizione delicatamente l'intarsio in posizione e si attende il completo indurimento del cemento. Non appena il cemento ha assunto un colore bianco (dopo circa 2 minuti), si rimuovono gli eccessi con uno strumento manuale

  • Fig. 1.8: dopo aver posizionato il cemento Maxcem Elite Chroma all'interno della cavità, con un otturatore si posizione delicatamente l'intarsio in posizione e si attende il completo indurimento del cemento. Non appena il cemento ha assunto un colore bianco (dopo circa 2 minuti), si rimuovono gli eccessi con uno strumento manuale

  • Fig. 1.9: dopo aver posizionato il cemento Maxcem Elite Chroma all'interno della cavità, con un otturatore si posizione delicatamente l'intarsio in posizione e si attende il completo indurimento del cemento. Non appena il cemento ha assunto un colore bianco (dopo circa 2 minuti), si rimuovono gli eccessi con uno strumento manuale

  • Fig. 1.10: Al termine dell'iniziale indurimento, il manufatto viene polimerizzato (Demi Ultra) per aumentare il grado di conversione del cemento

CASO CLINICO 2

  • Fig. 2.1: Radiografia pre-operatoria di elemento 2.4 che necessita di trattamento endodontico

  • Fig. 2.2: Dopo il trattamento endodontico, l'elemento è stato ricostruito (SonicFill 2, Colore A2) e preparato per accogliere un manufatto in composito a ricopertura totale

  • Fig. 2.3: Il manufatto protesico viene provato prima della cementazione, e viene valutata la precisione marginale occlusale e vestibolare

  • Fig. 2.4: Il manufatto protesico viene provato prima della cementazione, e viene valutata la precisione marginale occlusale e vestibolare

  • Fig. 2.5: Come descritto in letteratura, quando vengono utilizzati cementi auto-mordenzanti ed auto-adesivi, in alcuni casi è preferibile la mordenzatura selettiva del solo smalto che residua dalla preparazione, per aumentare la forza di adesione

  • Fig. 2.6: Come descritto in letteratura, quando vengono utilizzati cementi auto-mordenzanti ed auto-adesivi, in alcuni casi è preferibile la mordenzatura selettiva del solo smalto che residua dalla preparazione, per aumentare la forza di adesione

  • Fig. 2.7: La preparazione viene riempita di cemento Maxcem Elite Chroma

  • Fig. 2.8: Il manufatto viene posizionato, e si attende che il cemento Maxcem Elite Chroma inizi a virare dal rosa al bianco

  • Fig. 2.9: Dopo il completo indurimento del cemento si procede alla rimozione degli eccessi di cemento composito

  • Fig. 2.10: Restauro cementato, rifinito e lucidato (OptiDisc, OptiStrip, OptiShine)


CONCLUSIONI

In entrambi i casi esposti, abbiamo trovato Maxcem Elite Chroma un cemento davvero "smart". Il viraggio di colore risulta molto utile per indicare il momento ideale per rimuovere gli eccessi. Inoltre, la stessa rimozione è molto semplice ed effettuabile in un unico gesto.

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