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09 Giugno 2009

Quelle macchie brune sullo smalto di molari e incisivi

di Cosma Capobianco


L’organo dello smalto è molto sensibile ai fattori ambientali che possono disturbarne la regolare funzione tanto da renderlo un indicatore affidabile anche della qualità dello sviluppo generale dell’individuo. Basti pensare alla linea neonatale che indica l’arresto temporaneo dell’amelogenesi dovuto allo stress della nascita. In particolare la qualità dello smalto e della dentina, non essendo più modificabile una volta terminata la formazione, è un segno incancellabile degli avvenimenti occorsi durante il loro sviluppo. Esiste una serie ben nota di fattori che possono pesantemente disturbare lo sviluppo dei tessuti duri, tra cui alcuni farmaci come le tetracicline e la ciclofosfamide. Per altri, tra cui antimicrobici molto usati come l’amoxicillina e l’eritromicina, l’attenzione dei ricercatori e dei clinici sta aumentando molto negli ultimi anni sulla base di alcuni riscontri sperimentali ed epidemiologici.
Per fare il punto sull’argomento, e in particolare sulle lesioni da ipomineralizzazione dello smalto di incisivi e molari (MIH secondo l’acronimo inglese), abbiamo intervistato la dottoressa Chiara Baroni dell’università di Bologna, dipartimento di scienze odontostomatologiche (responsabile del servizio di odontoiatria infantile del reparto di endodonzia, diretto dal professor Carlo Prati), che insieme con la collega Silvia Marchionni (laboratorio di microscopia elettronica) si occupa del trattamento conservativo di tali lesioni.

Dottoressa Baroni, partiamo con l’epidemiologia della MIH...
La MIH (Molar Incisor Hypomineralization) è un’alterazione patologica dello smalto di origine sistemica a eziologia multifattoriale che si manifesta con l’ipomineralizzazione di almeno un primo molare permanente, spesso accompagnata da quella degli incisivi. La sua prevalenza varia dal 2.8% al 25% in relazione al Paese e alle fasce di età nelle quali è riscontrata. Nella MIH, il coinvolgimento dei molari permanenti è costante; pertanto se le alterazioni sono limitate agli incisivi, si tratta di difetti di altra origine (traumatiche o da infezioni periapicali).
E le cause?
I fattori indicati come cause sono molti, sia sistemici sia ambientali, e agiscono nei primi tre anni di vita, impedendo la completa  maturazione degli ameloblasti; è frequente l’associazione con disturbi respiratori cronici e/o celiachia.
La diagnosi è inizialmente solo clinica?
All’esame obiettivo si notano aree di un colore che vanno dal giallo al brunastro (correlabile con la minore o maggiore porosità della superficie dentale), con distribuzione asimmetrica, di norma sul terzo incisale od occlusale, raramente estese a livello cervicale. Le alterazioni presentano marcata opacità, mancata translucenza e un limite netto con il tessuto sano.
A livello microscopico che cosa si riscontra?
Gli studi nordeuropei e australiani hanno rivelato che il difetto risiede nella qualità degli elementi che formano lo smalto, in particolare sono presenti molto magnesio e carbonati, mentre è bassa la concentrazione di calcio. Per giungere a tale analisi è stato necessario da parte degli autori l’estrazione dei molari appena erotti.
L’originalità del nostro metodo di studio, invece, è di tipo deontologico: ci accingiamo a studiare la struttura di questi denti prendendone solo un frammento prima e dopo averli trattati con un prodotto specifico e restaurandone le superfici che si sciolgono o si cariano. In questo modo, con diversi test cui si dà avvio con una scansione, abbiamo potuto evidenziare che il prisma dello smalto, quando erompe, è più piccolo del normale, disorganizzato e appuntito, mentre dopo due anni di trattamento con calcio-fosfato-fluoruro e caseina (CPPACP) diventa quasi un prisma normale, anche se resta lievemente di dimensioni più ridotte.
Occorre nuovamente sottolineare la difficoltà che s’incontra nell’evidenziare i risultati in vivo sulla base di piccoli frammenti, difficili da ottenere a causa della tendenza allo sfaldamento. Per questo le metodiche di laboratorio, attuate dalla mia collega, dottoressa Silvia Marchionni, sono molte e sofisticate.
Come si distingue questa patologia dalle altre lesioni dello smalto?
I margini tipicamente irregolari della MIH la distinguono dall’ipoplasia, laddove, invece, risultano essere lisci e tondeggianti o vanno a formare delle bande che circondano il dente. La fluorosi e l’amelogenesi imperfecta sono caratterizzate da opacità diffuse su più elementi. L’amelogenesi imperfetta coinvolge tutti i denti permanenti con perdita di sostanza, la fluorosi implica macchie bianchissime puntiformi su tutti i denti e solchi molari molto accentuati che vanno sempre sigillati.
I denti affetti da MIH sono a rischio?
Sì, perché si fratturano facilmente, sono più suscettibili alla carie in soggetti cariorecettivi e sono caratterizzati da ipersensibilità, anche se la superficie dello smalto ha uno spessore che rientra nella norma. Tendenzialmente gli incisivi non sono a rischio, ma sicuramente soggetti all’inestetismo causato dalla presenza delle macchie.
Uno smalto difficile da restaurare, quindi?
In effetti, l’alterazione strutturale dello smalto complica la preparazione delle cavità molari, soprattutto se sono colpite le cuspidi; è facile che il restauro debba essere rifatto nel tempo. Per questo, nel nostro reparto sono trattati per tre anni con un prodotto a base di calcio-fosfato-fluoruro e caseina (CPP-ACP) prima di procedere alla ricostruzione definitiva. Questo migliora molto anche lo stato delle macchie sugli incisivi.

GdO 2009; 7

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