Nonostante i progressi della prevenzione dentale, il miglioramento dell'educazione alla salute orale e la diffusione dei trattamenti al fluoro, la gestione della carie, attraverso la realizzazione di restauri, rimane una componente importante del lavoro quotidiano del team odontoiatrico.
La sopravvivenza dei restauri dentali ovviamente presenta dei limiti temporali di cui uno studio britannico del 2009, basato su un ampio database di trattamenti dentali, riporta che (Burke, 2009):
● l'11% delle otturazioni necessita di rifacimento dopo 1 anno dalla realizzazione primaria;
● il 20% delle otturazioni necessita di rifacimento dopo 3 anni dalla realizzazione primaria;
● il 50% delle otturazioni necessita di rifacimento dopo 10 anni dalla realizzazione primaria.
Tutti i restauri finiranno quindi prima o poi per soffrire di deterioramento e degrado portando alla necessità di ulteriori interventi odontoiatrici a causa di:
● difetti marginali;
● carie secondaria;
● frattura del restauro o della sostanza dentale adiacente;
● discromia e inadeguatezza estetica. A queste motivazioni si affianca anche una buona percentuale di restauri che vengono rifatti senza motivazioni valide, come over-treatment, con la perdita inevitabilmente di tessuto dentale sano e intatto.
Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In una revisione pubblicata sul Journal of Dentistry di maggio 2018 viene studiata la percentuale di restauri rifatti analizzandone motivazioni e durata. Gli studi inclusi nella revisione sono stati identificati utilizzando le banche dati elettroniche, fino a settembre 2017.
Sono stati selezionati gli studi basati sul protocollo di Mjör (1981) in cui è stato chiesto ai dentisti di completare un proforma ogni volta che un paziente si fosse presentato per un nuovo restauro o per un restauro da sostituire. I dentisti sono stati invitati a registrare tutti i restauri eseguiti e a indicarne il motivo principale per l’esecuzione primaria o il rifacimento delle otturazioni.
Risultati
Sono stati inclusi 12 studi nella revisione finale che ha riportato il posizionamento di 32.697 restauri pre-1998, di cui 14.391 (44%) erano otturazioni primarie e 18.306 (56%) erano rifacimenti di otturazioni primarie.
Dopo il 1998 si sono realizzati ulteriori 54.023 restauri, di cui 22.625 (41,9%) erano otturazioni primarie e 31.398 (58,1%) erano rifacimenti di otturazioni primarie. Confrontando i periodi di revisione si è notata una riduzione del posizionamento di restauri in amalgama dal 56,7% (pre-1998) al 31,2% (post-1998), con un corrispondente aumento del posizionamento di compositi resinosi dal 36,7% al 48,5%.
L’'utilizzo maggiore di amalgama è stato registrato in Nigeria (71% dei restauri), in Giordania (59%) e nel Regno Unito (47%). L'uso più frequente di compositi resinosi è stato osservato in Australia (55% dei restauri), Islanda (53%) e Scandinavia (52%). La carie secondaria si è dimostrata essere la causa più comune di sostituzione dei restauri (59%).
Conclusioni
Nonostante il potenziamento delle manovre di prevenzione dentale, dell’educazione dei pazienti al mantenimento della salute orale e del miglioramento delle tecniche e dei materiali utilizzati dai dentisti, il rifacimento dei restauri dentali riguarda, allo stato attuale, ancora più della metà dei restauri primari.
Implicazioni cliniche
Sono necessarie ulteriori ricerche in questo settore a conferma dei dati ottenuti da questa revisione e ulteriori studi rivolti a modificare l’approccio terapeutico con una maggiore inclinazione al concetto di riparazione del restauro piuttosto che alla sua sostituzione integrale.
Per approfondire:
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