Il fluoro si trova nell’acqua che beviamo, nell’acqua in cui cuociamo la pasta, in alcuni alimenti e nei prodotti per l’igiene orale. Benché in alcune aree vulcaniche la sua concentrazione nell’acqua sia maggiore rispetto al resto del territorio nazionale, la domanda da porsi oggi in Italia è ancora: i bambini ne assumono a sufficienza?
Mentre infatti gli adulti non a rischio di carie portano a contatto con i denti una quantità di fluoro sufficiente a proteggerli dalla carie attraverso il dentifricio, i bambini necessitano di integrazioni di questo oligoelemento, come indicano le Linee guida ministeriali più recenti, pubblicate nel 2008.
Per capire chi e in quali dosi ha bisogno di fluoro oggi nel nostro Paese, ci siamo rivolti a un odontoiatra che ha contribuito a redigere quelle Linee guida: si tratta di Maria Grazia Cagetti, vice-coordinatore del Centro di collaborazione dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Epidemiologia e l’Odontoiatria di comunità di Milano.
Com’è la situazione in Italia? C’è eccesso o carenza di fluoro?
Secondo recenti dati epidemiologici in Italia i bambini sono da considerare ancora oggi soggetti a rischio di carie, e per questo le Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva, nella sezione dedicata al fluoro, indicano quali dosi devono essere prescritte per ciascuna fascia d’età.
Il fluoro che i bambini assumono dall’acqua e dal cibo in Italia, infatti, non solo non comporta il rischio di sovradosaggio, ma generalmente non è nemmeno sufficiente a proteggere i denti dalla carie; mentre in altri Paesi, gli Stati Uniti in particolare, si registrano casi di assunzione eccessiva dovuti, per esempio, al consumo di acqua fluorata e di preparati per l’infanzia addizionati di fluoro, come il latte artificiale, in Italia i casi di sovradosaggio sono estremamente rari e dovuti in genere a una incontrollata assunzione di dentifricio che, invece di essere espulso, viene continuativamente ingerito dal bambino.
In questi casi il rischio è quello di sviluppare fluorosi, ossia un’eccessiva incorporazione di fluoro all’interno del dente permanente in formazione che risulta in difetti della mineralizzazione e discromia; questo rischio si azzera però dopo i 6-7 anni d’età, quando lo smalto dei denti permanenti è ormai formato.
L’eccessiva assunzione di fluoro può, sempre in rari casi, raggiungere livelli di tossicità e causare nausea e vomito: può accadere per esempio al bambino che accidentalmente ingerisca una grande quantità di collutorio o a causa di un’intossicazione per inquinamento industriale.
La quantità di fluoro che causa tossicità è 8 mg per chilo di peso corporeo; questo significa che un bambino di due anni e di circa 10 kg di peso, per fare un esempio concreto, dovrebbe ingerire circa 50 ml di dentifricio per adulti (due terzi di tubetto) o 250 ml di collutorio per rimanere intossicato.
In antitesi al rischio correlato all’eccesso di fluoro, in Italia, a quanto rileva, molto basso, vi è il rischio a cui bisogna prestare attenzione e dedicare interventi preventivi: quello legato alla carenza di fluoro, che può aumentare il rischio di sviluppare carie. Secondo lei, tutti gli odontoiatri sanno di quanto fluoro, secondo gli esperti, ha bisogno un bambino?
Le Linee guida indicano che dall’età di 6 mesi fino a 3 anni tutti i bambini dovrebbero ricevere 0,25 mg di fluoro in gocce al giorno, mentre non dovrebbero utilizzare il dentifricio: si ritiene infatti che a questa età il piccolo ingerirebbe una quantità eccessiva e non quantificabile di dentifricio perché non è ancora in grado di espellerlo completamente.
Per la fascia d’età tra 3 e 6 anni si indica come ottimale l’assunzione di 0,50 mg di fluoro in gocce e l’utilizzo di un dentifricio a basso contenuto di fluoro; noi diciamo che lo spazzolino dovrebbe essere solo sporcato dal dentifricio dal momento che la dose consigliata a ogni lavaggio è molto piccola.
Dai 6 anni in avanti, se il bambino non è un soggetto a rischio di carie, le Linee guida indicano che è possibile interrompere l’integrazione e utilizzare per l’igiene orale quotidiana un dentifricio per adulti con un contenuto di fluoro di circa 1500 ppm.
Le indicazioni delle Linee guida, dunque, vanno bene per tutti?
Oltre alle indicazioni generali delle Linee guida, che si basano sui dati della letteratura internazionale e sulla valutazione della situazione italiana, vi sono poi le diversità dovute alla zona in cui il paziente vive, al suo stile di vita e alla predisposizione individuale.
Ci può fare qualche esempio? E come influiscono nella valutazione del medico?
Le differenze legate all’area geografica sono sicuramente un elemento da valutare da parte del medico: nelle zone di origine vulcanica come alcune aree della Campania e della Sicilia l’acqua che esce dai rubinetti e con cui si lavano e cucinano i cibi è più ricca di fluoro, come anche ne sono ricche alcune acque minerali, ed è compito dei pediatri e degli odontoiatri conoscerne la composizione per poter prescrivere la quantità di minerale di cui i pazienti necessitano come integrazione. Per quanto riguarda invece le differenze individuali, si può dire che la suscettibilità alla carie sia anche correlata alla disponibilità di fluoro: quando questo oligoelemento non è presente in dosi sufficienti, nel bambino così come nell’adulto, è necessario prescriverne l’utilizzo per via topica perché l’azione protettiva più efficace si verifica quando il minerale viene messo a contatto diretto con lo smalto dentale. Per l’adulto in genere si consigliano sciacqui serali con un collutorio fluorato, mentre per il bambino può essere utilizzato un gel ad alto contenuto di fluoro in piccole quantità e sotto l’attento controllo del genitore. Così da ridurre il rischio di assunzione eccessiva attraverso l’ingestione.
GdO5/2011
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