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21 Ottobre 2020

La semplificazione del restauro diretto: è possibile avere successo utilizzando un composito monocromatico?


di Edorado Young Fossati

Edorado Young FossatiEdorado Young Fossati

La restaurativa moderna sempre più si sta indirizzando verso una semplificazione dei workflow operativi, alla ricerca di risultati eccellenti ottenuti in tempi ridotti.

L’innovazione continua, particolarmente evidente nei materiali restaurativi, sta dando la possibilità a noi clinici di ottenere risultati sorprendenti sia dal punto di vista estetico che meccanico, permettendoci di eseguire dei restauri che qualche anno fa potevamo ottenere solamente mediante workflow articolati e basati su un numero decisamente alto di prodotti restaurativi.

L’obiettivo di questo articolo è di evidenziare la semplicità con cui si possono ottenere risultati più che accettabili nella restaurata diretta, utilizzando solamente 3 prodotti: un adesivo, un composito flowable e un composito.

Restauro diretto di 1.6 - 1.5 - 1.4
La paziente si rivolge al nostro studio lamentando sensibilità in regione 1.4 in seguito all’assunzione di bevande o cibi freddi. L’elemento interessato risulta positivo al test di vitalità, generando una breve coda di dolore che scompare spontaneamente entro pochi secondi. Il test della percussione risulta negativo e il sondaggio fisiologico.

Vengono eseguire due radiografie bitewings (fig. 1) che evidenziano tre regioni compatibili con lesione cariose prossimali a 1.4, 1.5 e 1.6. La diagnosi è di lesione cariosa su 1.4, 1.5 e 1.6, senza coinvolgimento del tessuto pulpare che risulta vitale in tutti gli elementi.


Fig. 1 Rx bite-wing iniziale. Si evidenziano radiotrasparenze compatibili con lesioni cariose su 1.6, 1.5 e 1.4


Il trattamento prevede tre restanti diretti in composito in cavità di II classe di Black, che vengono eseguiti in una singola seduta. Viene eseguito l’isolamento del campo operatorio da 1.7 a 1.1 (figg. 2-4).


 
 


Figg. 2-4 Situazione clinica iniziale, l’apertura iniziale delle cavità che mette in evidenza le lesioni cariose. La rimozione delle lesioni cariose e le cavità preparate e deterse, pronte per ospitare il materiale restaurato

 
 

Rimosse le lesioni cariose, le cavità da restaurare sono di II classe mesiale di 1.6, mesiale di 1.5 e distale di 1.4. Inoltre, distale a 1.5 era presente una lesione cariosa che non interessava la cresta marginale: rimuovendola il restauro da eseguire sarà completamente compreso nella parete prossimale distale.

La detersione di tutte le cavità viene completata con l’utilizzo di Airflow® con particelle di glicina.

Viene eseguita un’adesione universale con IBond Universal® e premordenzatura selettiva dello smalto con acido ortofosforico 37%.

Vengono posizionate le matrici sezionali metalliche anatomiche tra 1.5 e 1.4. Prima di posizionare la matrice sezionale mesiale a 1.6 viene completato il restauro distale a 1.5, scegliendo di utilizzare Venus® Bulk Fill: la cavità si configura come una II classe senza interessamento occlusale, ma dal punto di vista del C-Factor risulta essere come una I classe (estremamente sfavorevole). È stato scelto, per cui, un composito a bassa contrazione.

Ora viene posizionata una matrice sezionale anche mesiale a 1.6 e dopo averle adattate tutte in modo corretto vengono costruite le pareti prossimali (figg. 5-7) utilizzando il composito monocromatico Venus Pearl One® di Kulzer.




 
 

Figg. 5-7 Le fasi adesive con tecnica self-etch e premordenzatura dello smalto. Il restauro in Bulk Fill della cavità distale a 1.5, apicale alla cresta marginale senza interessamento della stessa. La costruzione delle creste marginali

Viene coperta la dentina di tutti gli elementi con una strato di 0,5 mm di composito Venus® Bulk Fill. Un secondo strato di Venus® Bulk Fill viene posizionato all’interno delle cavità, lasciando circa 2 mm di spazio occlusale.

La modellazione occlusale viene completata con uno strato singolo di Venus Pearl One® e, in seguito alla polimerizzazione, vengono applicati degli stains brown per migliorare la mimetizzazione del composito (figg. 8, 9).



 
 

Figg. 8, 9 Il completamento delle fasi di modellazione e l’applicazione degli stains. La foto finale al controllo mensile, avvenuta la reidratazione dei tessuti

Viene infine eseguita un’ultima polimerizzazione sotto gel air-blocking. Si completa una prima rifinitura sotto diga che successivamente viene rimossa. Viene eseguito il check occlusale e terminata la lucidatura. Al controllo mensile viene eseguita una rx periapicale (fig. 10) e una foto a reidratazione avvenuta.


Fig. 10 Rx finale eseguita al follow-up di 1 mese dall’esecuzione del restauro


 
 

Discussione
L’utilizzo di un singolo composito compatto per restaurare la maggior parte degli elementi posteriori è da sempre stata una scommessa da vincere.

Ciò che emerge dall’utilizzo di un prodotto quale Venus Pearl One® è la sua grande capacità di integrazione cromata, particolarmente evidente quando si inserisce il composito in cavità (che risulta inizialmente molto chiaro). Pochi secondi dopo l’inizio delle fasi di modellazione, il colore del materiale vira su uno più simile al dente in cui è inserito: anche la massa dentina del composito sottostante al composito Venus Pearl One® causa un cambiamento di colore del restauro finale. Questo aspetto può essere sfruttato e utilizzato per ottenere risultati cromatici differenti mantenendo comunque un solo composito compatto.

Il materiale, inoltre, si presta bene a un’accurata modellazione, per la sua capacità di rimanere abbastanza rigido durante tutta la fase di lavorazione e di essere meno suscettibile alla luce esterna rispetto ad altri prodotti (lunga lavorabilità in un campo operatorio ben illuminato).

Conclusioni
Il rapido evolversi della tecnologia sta permettendo all’odontoiatra di gestire situazioni restaurative complesse con workflow sempre più semplici ed efficaci.

Un composito in grado di racchiudere allo stesso tempo una buona lavorabilità, una buona capacità di non gelificare se sottoposto a un’illuminazione tipica di una lampada scialitica e soprattutto la capacità di riflettere il colore del materiale che lo circonda ne è un esempio.

Venus Pearl One® risulta quindi essere un ottimo prodotto per la restaurativa diretta posteriore, in grado di soddisfare le richieste cliniche in restauri di piccole e medie dimensione occluso-prossimali. Risulta ancora da valutare la possibilità di utilizzarlo nella restaurativa diretta anteriore.

Con il contributo non condizionante di Kulzer

 
 

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