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28 Ottobre 2020

Approccio semplificato per restauri multipli su quadranti posteriori

Caso clinico risolto con una resina composita monocromatica, su elementi che sono andati incontro a perdita di tessuto sano a causa di un processo carioso primario

di Allegra Comba


Il restauro multicromatico, che combina svariate masse tra loro, può essere complesso e difficile da eseguire e se diverse opacità non vengono utilizzate correttamente il risultato estetico finale può essere compromesso.

Questo articolo descrive un caso di ricostruzioni dirette  semplificate di elementi posteriori  che sono andati incontro a perdita di tessuto sano a causa di un processo carioso primario.

I restauri sono stati eseguiti con una resina   composita monocromatica che prevede due tipologie di consistenza, mantenendo per entrambe  le stesse  proprietà  chimico-fisiche Venus Pearl One consistenza cremosa e Venus Diamond One  consistenza compatta,  (Kulzer, Germania).

Nel caso 1 (3.5) è stata  utilizzato Venus Diamond One  mentre nel caso 2  (3.6) è stao utilizzato Venus Pearl One.

Dopo un attento esame obiettivo è stata fatta diagnosi di lesione cariosa distale su 3.5 e 3.6 (figg. 1 a, 2 a).



Figura 1a



Figura 2a



Al fine di ottenere un corretto isolamento del campo operatorio è stata montata la diga di gomma sul terzo quadrante e si è proceduto alla bonifica delle lesioni cariose su entrambi gli elementi dentari (figg. 1 b, c, 2 b).

Figura 1b



Figura 1c



Figura 2 b

Una volta ottenuta una completa rimozione del tessuto dentale affetto da carie, su entrambi gli elementi sono stati posizionati una matrice sezionale, un cuneo di legno e un anello e sono state effettuate le procedure adesive seguendo un protocollo self-etch con pre-mordenzatura dello smalto e adesivo universale (iBond Universal, Kulzer, Germania) (figg. 1 d, 2 c-e).


Figura 1d



Figura 2c



Figura 2d



Figura 2e



Sull’elemento 3.5 è stata poi ricostruita la parete interprossimale ed è stata completata la ricostruzione, utilizzando una tecnica di stratificazione obliqua, con il composito universale Venus Pearl One (Kulzer, Germania), mentre sull’elemento 3.7 la ricostruzione è stata effettuata con il composito universale Venus Diamond One (Kulzer, Germania) (figg. 1 e, f, 2 f-h).



Figura 1e



Figura 1f



Figura 2f



Figura 2 g

Figura 2h




Le ricostruzioni sono, in seguito, state lucidate ed è stato effettuato il controllo occlusale al fine di garantire una corretta funzione (figg. 1 g, 2 i).


Figura 1g



Figura 2i



Entrambi i materiali, pur presentando caratteristiche cromatiche sovrapponibili (figg. 1 g, 2 i) hanno una consistenza differente. Venus Diamond One, infatti, si presenta con una consistenza compatta che ne permette una facile lavorazione durante la creazione dell’anatomia occlusale e del disegno dei solchi. Venus Pearl One, al contrario, si presenta con una consistenza più cremosa, che aiuta l’adattamento al fondo cavitario e la compattazione del materiale all’interno della cavità.

L’utilizzo di materiali che permettono una procedura semplificata per la scelta del colore risultano essere particolarmente indicati nel settore posteriore, dove la luce non colpisce in modo diretto l’elemento dentario facendo risaltare le caratteristiche di traslucenza e opacità proprie del substrato dentale e dove i restauri diventano praticamente invisibili poiché si integrano perfettamente con la dentizione circostante.

Con il contributo non condizionante di Kulzer



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